MARADONA GENIO UMILE. Istanti memorabili delle esperienze in Terra di Lavoro



Abbiamo provato più volte in questi giorni, e non siamo stati i primi, a raccontare la storia di Diego Armando Maradona. Sappiamo vita, ahinoi morte e miracoli del calciatore argentino che ha legami forti e vitali con la città di Napoli, in quei sette anni sotto al Vesuvio ha saputo tutto, ma veramente tutto, della sua vita professionale e non. Il legame che unisce Maradona con la provincia di Caserta è racchiuso proprio in tre passaggi che spiegano la sua vita.

Dannatamente forte. Era l’agosto del 1984 e questo extra-terrestre era appena sbarcato da poco più di un mese a Napoli, da quel 5 luglio e quella presentazione davanti ad una folla oceanica erano passati scarsi cinquanta giorni. Si giocava Napoli-Casertana, era il primo turno di Coppa Italia (IL RACCONTO DELLA GARA) e in quell’occasione “Maradona brillò di luce propria, ha fatto più lui per la squadra di quanto la squadra abbia fatto per lui” come raccontò Salvatore Biazzo nella telecronaca della gara. La sbloccò luì alla sua seconda gara ufficiale con la maglia azzurra ed aveva già fatto capire di che pasta era fatto, era forte, Dannatamente forte.



Amabilmente Diego. Nello stesso, ma il 13 dicembre fu il Gladiator ad ospitare il Napoli di Rino Marchesi per la classica amichevole del giovedì (MARADONA AL PICCIRILLO) grazie agli ottimi rapporti delle due dirigenze. Inutile raccontarvi che lo stadio era pieno ed ogni spazio era occupato, un’amichevole che fece innamorare tutti e con Maradona che realizzò una doppietta: Amabilmente Diego.

Gladiator-Napoli con Maradona

Meravigliosamente Maradona. Dicembre del 1985, allo stadio “Conte” si gioca il recupero tra Mondragone e L’Aquila (IL RESCONTO DELLA GARA). Tutto normale, tutto tranquillo e nulla da segnalare escludendo la presenza a bordocampo di Diego Armando Maradona. Sì, “El Pibe de Oro” seduto comodamente nello stadio domiziano per assistere alla gara. Perchè? Solamente per amicizia, Meravigliosamente Maradona.

Il doppio legame. Maradona e la provincia di Caserta erano uniti dal legame con i suoi compagni di squadra Di Fusco e Volpecina. Giuseppe Volpecina giocò con Maradona solamente un anno, quello che regalò ai partenopei lo storico scudetto del 1987 con il difensore nato a Caserta che realizzò la rete definitiva dell’1-3 a Torino contro la Juventus. Legame indissolubile con Raffaele Di Fusco, storico secondo portiere di quel Napoli che vinse tutto in campo nazionale e la Coppa Uefa a livello europeo.

La vita di Diego Armando Maradona è questa: professionale in campo contro la Casertana in Coppa Italia, fenomeno contro il Gladiator in amichevole, da amico per assistere alla partita a Mondragone. Sono tre lati della stessa persona che ha pagato nel corso della sua vita, ha sbagliato, è caduto e si è rialzato non sappiamo quante volte. La fragilità è umana, appartiene agli uomini, anche se parlando di Maradona spesso parliamo di ultra-terreno. La vita di Maradona è un po’ simile alla nostra che parliamo, spesso e non sempre, del calcio di provincia. Il campo non in perfette condizioni, il pallone che prende rimbalzi strani, dai polverosi terreni al “barrio” argentino è un attimo. Sognavamo di giocare come Maradona, di avere quella classe che solo da lassù hanno potuto regalarti e che nessuna scuola calcio potrà mai insegnare. Una vita di eccessi, di sentimenti, ma soprattutto di calcio. E alla fine sei andato via, sorprendendo tutti così come facevi in campo, questa volta la tua “gambeta” non è riuscita, ma forse Dio voleva indietro quella mano e quel piede sinistro. Parlaci tu Diego, tanto lo sappiamo che sei stato solamente “il più umano degli Dei”.