La Juve è tornata serena, parola di Baioni

Giacomo Baioni
Giacomo Baioni

«Dire che quella che abbiamo affrontata dopo la vittoria contro Montegranaro è stata una settimana identica a quelle precedenti in termini di serenità, sarei falso. Detto questo il termine in questione che mi piace usare è quello di distensione. La serenità di fare delle settimane di un certo livello dal punto di vista qualitativa degli allenamenti, non ci è mai mancata, quella che ci mancava è kl’essere distesi e senza un peso come i cinque stop consecutivi sulle spalle». Questo il fiume di parole di Giacomo Baioni per aprire e commentare la settimana di lavoro che ha succeduto il ritorno al successo in terra marchigiana contro la Sutor Montegranaro e che precede un’altrettante importante sfida, sempre in trasferta, contro il passato della compagine di Terra di Lavoro ovvero Pino Sacripanti e Cantù. «Come tutte le squadre nuove – ha continuato lo stesso Baioni – abbiamo avuto bisogno di tempo e di alcune situazioni per capire il come affrontare delle altre in maniera positiva. Forse nel cammino che abbiamo fatto fino ad ora e marchiato dalle cinque sconfitte, credo che un successo sarebbe potuto arrivare anche prima che domenica scorsa a Montegranaro, ma che per bravura dei nostri avversari e qualche errore nostro, è andato altrove».

Prima di entrare nei dettagli della vittoria, quale il tuo giudizio generale sulla sfida al Pala Savelli?

«Siamo riusciti ad incanalare il tutto sui binari giusti sin dal primo possesso. Siamo riusciti ad eseguire difensivamente tutto quello che ci eravamo prefissati e cioè provare a togliere pallone e punti dalle mani di coloro che dalle statistiche prettamente casalinghe, sembravano essere i terminali e le bocche da fuoco principali della Sutor. Siamo riusciti a tenerli sotto un certo impatto statistico e questo ci ha dato dall’altro lato una maggiore tranquillità nel trovare la soluzione giusta offensivamente e quindi migliori percentuali».

Nel periodo delle cinque sconfitte si è tanto parlato di mancanza di  una certa continuità di applicazione in campo della squadra, cosa che invece è arrivata contro Montegranaro. Cosa è cambiato in una settimana?

«Non c’è una formula magica, forse abbiamo affrontato la settimana e la partita con la consapevolezza di essere di fronte ad una sfida che per noi era una sorta di spartiacque e abbiamo risposto nel migliore dei modi. L’applicazione costante sui quaranta minuti, poi, ha fatto il resto e credo che la dimostrazione arrivi dalle percentuali, palle perse ed altre voci che abbiamo migliorato sensibilmente».

Pronti via e vi siete presentati in maniera diversa sia nello starting five che nelle idee in campo. Soluzioni particolari per la Sutor o che potranno essere usate anche in futuro?

«Il punto fondamentale del nostro lavoro è riuscire a coniugare nella maniera più efficace possibile sia le perfomance individuale che di squadra per un equilibrio stabile. Se le indicazioni arrivate fino a questo momento non avevano funzionato a pieno significava che c’era bisogno di qualche cambio senza determinare promossi o bocciati, ma solo per dare un assetto diverso da quello precedente. Correzioni che si cercano di applicare durante una stagione e che speri possano provare a dare frutti anche in futuro».

Una delle correzioni è il maggiore utilizzo di giocatori più pericolosi verso l’interno come Michelori e Brooks per aprire il campo ed attirare l’attenzione degli esterni avversari…

«Abbiamo deciso di sfruttare la duttilità di Jeff nel giocare anche vicino a canestro e quindi di attirare attenzioni non solo del diretto marcatore ma anche di altri. Stessa cosa per Michelori. Questo ci ha permesso di far collassare la loro difesa e di togliere pressione sui nostri esterni che sono stai più liberi di agire».

Ora però arriva la sfida, forse, più difficile: confermarsi…

«Di sicuro dobbiamo dimostrare di non essere stato solo un caso, ma personalmente non mi limiterei solo ed esclusivamente alla partita con Cantù,. Ma forse anche a più lungo raggio nel valutare la crescita della squadra. Dico questo perché esulando il discorso di un match sentito come con Cantù, quello che abbiamo dimostrato a Montegranaro lo dobbiamo dimostrare per più di una o due partite in un momento in cui si avvicina il pericolo anche del giocare più partite in tempi ristretti come accade nel periodo di dicembre».

 

Che partita e che squadra ti aspetti al Pianella?

«Una partita in cui appunto il Pianella svolge come sempre un ruolo importante. Ed è per questo che tra le chiavi della sfida, dovremo di sicuro evitare di far esaltare una squadra che ha tanto talento e tanti creatori di gioco specialmente sugli esterni creando situazioni pericolose per se e per i compagni ed è allenata da un coach che a Caserta ha lasciato un ottimo ricordo. Sono una squadra in ottimo stato di forma, col dente avvelenato in Italia dopo il ko nel finale con Brindisi e dominante in Europa».

Quale la chiave?

«La risposta è la stessa di sempre: la difesa».