DILETTANTI ITALIANI APPESI AD UN FILO. Viaggio nel “Belpaese” tra i Comitati regionali

In giro per l’Italia ai tempi del coronavirus. Ovviamente solo virtualmente. La parziale riapertura di alcune attività, e degli allenamenti individuali, del 4 maggio è certezza, per gli allenamenti collettivi bisognerà aspettare il 18 maggio, ma c’è il rischio che questi allenamenti di squadra non inizino mai. Se il Ministro dello Sport Spadafora nutre grosse dubbi sul protocollo stilato dalla FIGC, il calcio dilettantistico potrebbe aver visto nell’ultimo week-end di fine febbraio l’ultima giornata di gare. Abbiamo già illustrato in un precedente articolo  cinque, e permettetecelo di dire, alquanto giuste motivazioni per non terminare questo campionato in queste situazioni, ma come la pensano i presidenti federali delle altre regioni? Il Covid-19 ha colpito tutt’Italia, in maniera diversa e alcune volte in maniera estremamente tragica, allacciate le cinture, siamo pronti per il viaggio virtuale più insolito mai pensato.

Nord. Iniziamo dal Nord Italia, è stata la zona sicuramente più colpita da questa pandemia globale e forse è inutile ribadirlo: ripartire lì è pura e semplice follia. Partiamo dalla Lombardia, la regione maggiormente colpita e dove continuano contagi e morti giornalmente, impossibile ripartire come dichiarato dal presidente Baretti che ad inizio marzo aveva “leggermente” sottovalutato il problema spingendo per la riapertura degli impianti. I comitati della provincia di Trento e quello dell’Alto Adige sono in attesa di comunicazioni nazionali, in Friuli Venezia Giulia, poco meno di 3000 i casi accertati, pensano alla prossima stagione nonostante manchino otto gare alla chiusura dei campionati. Il comitato del Veneto è contrario alla ripresa e tiene il pugno fermo sulle responsabilità: sulla sanificazione, sui costi da sostenere, con quale spirito i dilettanti riprendono a giocare, ci sono troppe emergenze, discorso simile sulla Liguria che spinge per la mancanza di tempo. La proposta per la fine del campionato, dopo un secco no alla ripartenza, arriva dal comitato del Piemonte-Valle d’Aosta con il blocco delle retrocessioni e la creazione di una graduatoria con il coefficiente punti/gare per il completamento degli organici, ovviamente considerando il graduale interscambio che le varie federazioni proporranno. Una settimana fa si sono riuniti in teleconferenza i presidenti dell’area Nord con il vice-presidente LND Zanon ed è intervenuto anche Cosimo Sibilia, le massime cariche regionali spingono per non ricominciare, attendendo notizie dagli organi nazionali.

Centro. La situazione al centro è simile: la LND Emilia Romagna si interroga sulla sicurezza sanitaria dei propri atleti e sul futuro delle società di calcio rette dal settore del commercio. Marche, Abruzzo e Molise rimangono in fervida attesa, il presidente dell’Abruzzo inizialmente si era dichiarato favorevole ad un ripresa di Serie D ed Eccellenza visto il semi-professionismo (ma questo è un lungo capitolo a parte) di queste due categorie, mentre in Umbria il presidente regionale sta incontrando le varie categorie in videoconferenza mettendo al centro del proprio discorso la salute degli atleti. Sulla sponda tirrenica il comitato della Toscana ha ottenuto dalla regione il via libero per andare a controllare ed eventualmente effettuare manutenzione sugli impianti delle società per non aggravare anche la situazione del terreno di gioco, ovviamente in prospettiva della prossima stagione. Nella regione Lazio il presidente Zarelli è come tutti in attesa, ma propone per la stagione prossima di rivedere i criteri per i ripescaggi.

Sud e Isole. Partiamo dalla Puglia con il presidente Tisci che ha chiesto aiuti economici forti al presidente della regione Emiliano, sono tante le società che rischiano di non continuare la propria attività nel prossimo futuro. Il comitato della Basilicata non ha ancora comunicato proposte o richieste future, anche se le società prevedono di chiudere anticipatamente la stagione (solamente 366 casi), mentre la Calabria ha una minima speranza di riprendere anche se il presidente federale Mirarchi pone l’attenzione sulla prossima stagione e sul fattore sociale delle squadre dilettantistiche. Il comitato sardo è completamente contrario alla ripresa, mentre il comitato siciliano chiede aiuti dai professionisti e in un documento propone le sue linee: la sospensione dei canoni di locazione, erogazione di un contributo straordinario per la prossima stagione, estensione delle misure per accedere al Credito Sportivo, stanziamento di 400 milioni di € dallo Stato e potenziamento degli interventi regionali.

Da Nord a Sud, da Predoi alla punta Pesce Spada di Lampedusa la linea dettata è abbastanza chiara: no alla ripresa del campionato, modifiche dei criteri di ripescaggio e soprattutto aiuto economico da parte dello Stato e dalla FIGC verso il mondo dei dilettanti che sono più di un milione in Italia e rappresentano una grande fetta da non dover mai dimenticare.