Ci sono giocatori che passano, lasciano un ricordo e proseguono altrove la propria carriera. Altri, invece, finiscono per diventare il collegamento tra storie, città e generazioni differenti. Nel lungo racconto cestistico che unisce Caserta a Sassari non ci sono soltanto risultati, vittorie e sconfitte, ma anche uomini che hanno indossato entrambe le maglie, attraversando epoche profondamente diverse della pallacanestro italiana.
Da Sergio Mastroianni ad Alberto Brembilla, da Francesco Longobardi a Stefano Gentile, fino a Jeff Brooks e Michele Vitali. Sei giocatori, alcuni cresciuti nel vivaio bianconero, altri arrivati al Palamaggiò nel pieno della maturità sportiva, che hanno contribuito a scrivere pagine importanti delle due società.
Alberto Brembilla, sei stagioni a Caserta prima dell’avventura sarda
Uno dei collegamenti più significativi tra le due realtà è rappresentato da Alberto Brembilla, ala-centro di 204 centimetri, arrivato alla Juvecaserta nel 1991 dall’Aurora Desio. Erano gli anni immediatamente successivi allo storico scudetto conquistato dalla formazione bianconera, una fase caratterizzata da profondi cambiamenti e difficoltà economiche.
Brembilla rimase a Caserta fino al 1997, attraversando la retrocessione del 1994 e le successive stagioni in A2. Sei campionati durante i quali divenne un punto di riferimento per la squadra, collezionando 177 presenze e 1.510 punti nelle statistiche di campionato riportate dagli archivi.
Terminata l’esperienza casertana, nell’estate del 1997 si trasferì proprio alla Dinamo Sassari, dove disputò la stagione 1997-98. Successivamente proseguì la carriera a Barcellona Pozzo di Gotto e in diverse formazioni sarde, tra Olbia, Torres, Edera Sassari, Sant’Orsola e Alghero. Un percorso che lo ha legato in maniera particolare alla Sardegna, dopo gli anni trascorsi con la maglia della Juvecaserta.
Sergio Mastroianni, il playmaker casertano che conquistò anche Sassari
Una storia completamente diversa è quella di Sergio Mastroianni, nato a Casagiove nel 1965 e cresciuto cestisticamente nell’ambiente casertano. Playmaker di 181 centimetri, indossò la maglia della Juvecaserta nella stagione 1983-84, agli inizi della propria carriera professionistica.
Dopo Caserta si trasferì alla Viola Reggio Calabria, quindi a Campobasso, Brindisi, Rieti e Udine. Successivamente arrivarono tre stagioni alla Reyer Venezia, dal 1989 al 1992, prima del passaggio a Battipaglia.
Fu nell’estate del 1993 che Mastroianni approdò alla Dinamo Sassari, dove rimase per due campionati, fino al 1995. In Sardegna trovò continuità e responsabilità importanti nella gestione della squadra, totalizzando 79 presenze e 860 punti.
Lasciata Sassari, tornò alla Reyer Venezia, passando successivamente per Partenope Napoli e Scandone Avellino. Nei primi anni Duemila giocò anche con i Falchetti Caserta, per poi proseguire a Isernia e Santa Maria a Vico.
Una carriera lunghissima, costruita sulla capacità di dirigere il gioco e leggere le situazioni, che lo avrebbe portato a essere inserito nel quintetto ideale di sempre dei cinquant’anni della Serie A2.
Francesco Longobardi, il tricolore bianconero e il lungo viaggio verso la Sardegna
Tra i sei doppi ex, Francesco Longobardi conserva un posto particolare nella memoria dei tifosi casertani. Nato a Cava de’ Tirreni nel 1969, è cresciuto nel settore giovanile della Juvecaserta, arrivando a esordire in prima squadra nella stagione 1985-86.
Con i bianconeri visse gli anni della grande crescita, fino a diventare parte della formazione che il 21 maggio 1991 conquistò lo storico scudetto contro l’Olimpia Milano. Un trionfo che avrebbe cambiato per sempre il destino della pallacanestro casertana.
Terminata quella stagione, Longobardi lasciò Caserta per trasferirsi alla Pallacanestro Marsala, dove rimase fino al 1993. Successivamente arrivò il passaggio alla Dinamo Sassari, con cui disputò due campionati, dal 1993 al 1995, totalizzando 73 presenze e 867 punti.
Dopo l’esperienza sarda vestì le maglie della Scaligera Verona e dell’Ulma, in Germania, prima di tornare proprio alla Juvecaserta nella stagione 1997-98. Un ritorno che lo riportò sul parquet dove era cresciuto e aveva contribuito alla conquista del titolo italiano.
Nel 1998 ripartì da Roseto, proseguendo poi tra Campli, Scafati, Monza, Livorno, Padova e Matera, dove sarebbe diventato un punto di riferimento per diverse stagioni. Dopo altre esperienze nelle categorie minori, intraprese anche l’attività dirigenziale e quella di allenatore.
Longobardi rappresenta dunque uno dei collegamenti più suggestivi tra le due società: dalla Caserta dello scudetto alla Dinamo degli anni Novanta, fino al ritorno in bianconero.
Stefano Gentile, da figlio d’arte a capitano della Dinamo
Il legame tra Caserta e Sassari trova una delle sue espressioni più importanti in Stefano Gentile, nato a Maddaloni nel 1989, figlio di Nando, storico capitano della Juvecaserta campione d’Italia nel 1991.
Cresciuto cestisticamente a Caserta, Stefano debuttò tra i professionisti proprio con la maglia bianconera nella stagione 2005-06, quando era ancora giovanissimo.
Dopo quella prima esperienza si trasferì a Imola, quindi all’Olimpia Milano, dove esordì nella massima serie nel 2007-08. Seguirono Ostuni, Trento e Casale Monferrato, società con cui conquistò la promozione in Serie A nel 2011.
Nell’estate del 2012 tornò alla Juvecaserta, vivendo una stagione importante sotto la guida di Pino Sacripanti. Chiuse il campionato con 10,1 punti, 3,1 rimbalzi e 2,5 assist di media, confermandosi uno degli italiani più interessanti del torneo.
Nel 2013 passò a Cantù, dove rimase due stagioni, poi alla Pallacanestro Reggiana, conquistando la Supercoppa italiana del 2015. Successivamente vestì la maglia della Virtus Bologna, contribuendo alla promozione delle V Nere in Serie A.
Nel giugno 2018 arrivò la firma con la Dinamo Sassari. Una scelta destinata a trasformarsi in un rapporto profondo, durato quasi sei stagioni. Gentile divenne uno dei leader della squadra e ne indossò anche la fascia di capitano, conquistando la FIBA Europe Cup e la Supercoppa italiana del 2019.
Nel marzo 2024 lasciò Sassari per trasferirsi a Trapani, partecipando alla promozione del club siciliano nella massima serie. Nell’estate del 2025 è arrivato infine il passaggio al Napoli Basket.
Una carriera che ha portato il figlio del capitano dello scudetto casertano a diventare, molti anni dopo, uno dei simboli della formazione sassarese.
Jeff Brooks, da protagonista a Caserta allo storico triplete con Sassari
Fra gli ex più rappresentativi dell’epoca moderna figura Jeff Brooks, ala statunitense naturalizzata italiana, protagonista di una carriera importante anche a livello internazionale.
Dopo gli inizi professionistici con Jesi e l’esperienza a Cantù, Brooks approdò alla Juvecaserta nell’estate del 2013, ritrovando in panchina Emanuele Molin.
Con la Pasta Reggia disputò un campionato di altissimo livello, chiudendo la stagione 2013-14 con 14,4 punti e 6,3 rimbalzi di media. Atletismo, versatilità difensiva e capacità di incidere in entrambe le metà campo lo resero uno degli elementi più importanti della formazione bianconera.
Le sue prestazioni convinsero la Dinamo Sassari a puntare su di lui. Il 13 giugno 2014 venne ufficializzato il trasferimento in Sardegna, aprendo una delle pagine più importanti della sua carriera.
Nella stagione 2014-15 Brooks divenne uno dei protagonisti della squadra allenata da Meo Sacchetti, capace di conquistare Supercoppa italiana, Coppa Italia e soprattutto il primo scudetto della storia sassarese. Un triplete memorabile, al quale contribuì con 8,7 punti e 7,5 rimbalzi di media in campionato.
Dopo Sassari si trasferì all’Avtodor Saratov, in Russia, quindi all’Unicaja Malaga, in Spagna, dove conquistò l’EuroCup nel 2017. Nell’estate del 2018 tornò in Italia con l’Olimpia Milano, prima di proseguire alla Reyer Venezia e alla Pallacanestro Trieste.
Nel giugno 2026 il ritorno alla Dinamo Sassari, undici anni dopo lo scudetto. Un’operazione dal forte valore simbolico per un giocatore che, prima di diventare campione d’Italia in Sardegna, aveva trovato proprio a Caserta una delle tappe fondamentali della propria consacrazione.
Michele Vitali, la crescita al Palamaggiò e il ritorno in Sardegna
L’ultimo nome di questo elenco è Michele Vitali, esterno bolognese classe 1991, arrivato a Caserta nell’estate del 2013 dopo le esperienze con Virtus Bologna, Ozzano e Biancoblù Bologna.
In maglia bianconera disputò due stagioni, dal 2013 al 2015, trovando spazio e continuità nella massima serie. Nel primo campionato viaggiò intorno agli 8 punti di media, confermandosi un elemento affidabile nelle rotazioni della squadra.
Nell’estate del 2015 lasciò Caserta per tornare alla Virtus Bologna. Successivamente si trasferì a Brescia, dove visse una fase importante della propria crescita tecnica, arrivando a sfiorare i 13 punti di media nella stagione 2017-18.
Il rendimento gli aprì anche le porte dell’estero, con il trasferimento ad Andorra nel 2018. L’anno successivo approdò alla Dinamo Sassari, disputando la stagione 2019-20 e chiudendo il campionato con 11,8 punti, 3,1 rimbalzi e 2,3 assist di media, oltre a contribuire alla conquista della Supercoppa italiana.
Terminata l’esperienza in Sardegna, Vitali giocò nel Brose Bamberg, in Germania, poi alla Reyer Venezia e infine alla Pallacanestro Reggiana, dove rimase dal 2022 al 2026.
Nell’estate del 2026, come Brooks, ha scelto di tornare alla Dinamo Sassari, ritrovando il fratello Luca, oggi allenatore della formazione biancoblù. Un nuovo capitolo di una carriera che lo ha portato anche a vestire la maglia della Nazionale italiana, partecipando ai Mondiali del 2019 e ai Giochi Olimpici di Tokyo.
Sei uomini, due società e un patrimonio comune di ricordi
Dagli anni Ottanta al presente, Caserta e Sassari hanno condiviso giocatori che hanno lasciato tracce importanti nelle rispettive storie.
Mastroianni e Brembilla raccontano un basket che appartiene alla memoria degli anni Novanta. Longobardi rappresenta il collegamento con la Juvecaserta campione d’Italia del 1991. Gentile porta con sé l’eredità di una famiglia che a Caserta ha scritto pagine indimenticabili, mentre Brooks e Vitali rappresentano il ponte più recente tra il Palamaggiò e il PalaSerradimigni.
Carriere differenti, alcune ricche di trofei, altre costruite attraverso sacrifici e lunghi viaggi nei campionati italiani. Tutte, però, accomunate dall’aver indossato due maglie che hanno saputo regalare emozioni a generazioni di appassionati.
Perché la storia di una società non si racconta soltanto attraverso le vittorie e le classifiche. Si racconta anche seguendo le strade percorse dai suoi giocatori, ritrovando nomi e volti che, a distanza di anni, continuano a riaccendere ricordi.
E in questa lunga storia cestistica, Caserta e Sassari hanno molto più in comune di quanto possano raccontare i semplici risultati sul campo.





