GLADIATOR, LA RINASCITA DI MARTINO. Lo sfogo: “Vittima di cyberbullismo per un anno e mezzo. Accusato di portare lo sponsor, ora basta”



Alessio Martino al Gladiator

SANTA MARIA CAPUA VETERE – Il disagio vissuto da Alessio Martino lo si nota nelle parole e nello sguardo di chi ha appena superato un momento doloroso della sua vita, ora finalmente alle spalle. Ieri il trainer neroazzurro ha voluto rilasciare all’ufficio stampa sammaritano un’intervista accorata, in cui ha raccontato quanto ha vissuto in questo anno e mezzo, dal cyberbullismo alle accuse di allenare grazie ad uno sponsor. Finalmente è arrivata la rivincita per un uomo che non piace a molti per la sua dialettica, per la sua capigliatura e per il suo modo di esporre sui social, ma che sul campo di calcio ha dimostrato di essere un allenatore di Serie D, serio e professionale. Tutte le voci infamanti di sponsor e quant’altro vanno a dissolversi quando, sotto la sua guida, i neroazzurri hanno totalizzato 22 punti su 37, con un bottino di 18 punti conquistato nelle ultime 8 partite. Le parole se le porta il vento, i punti nel calcio restano come gli obiettivi raggiunti.

ARTEFICE. La salvezza del Gladiator ha le sembianze del volto di Alessio Martino. L’allenatore ha accettato una brutta gatta da pelare a febbraio e, malgrado la situazione di classifica non fosse idilliaca, ha messo anima e corpo per raggiungere il traguardo. Arrivato tra lo scetticismo iniziale, ha convinto tutti ed ora domenica ha la possibilità, nel caso di intreccio positivo di risultati, di portare il Gladiator anche fuori da quella che prima era la zona play-out, annullata dalla Lega Nazionale Dilettanti: un beneficio di cui hanno giovato tante squadre e che non sminuisce l’impresa compiuta. L’obiettivo di superare il Team Nuova Florida e chiudere dodicesimi stuzzica l’allenatore, desideroso di trarre il massimo e condurre i neroazzurri a quella quota 40 punti che è una vera impresa.



PAROLE STRUGGENTI. In un’intervista l’allenatore esprime il suo pensiero su quanto ha vissuto prima alla Gelbison e poi dopo. Un momento difficile che lui stesso commenta: “Oggi (ieri ndr) è un giorno particolare per me, perchè posso dire di essere quasi rinato. Forse è una parola forte ma è la pura verità dopo quanto ho vissuto nell’ultimo anno e mezzo. Circa un anno e mezzo fa, dopo il mio esordio in questa categoria con la Gelbison arriva anche un record che fa parlare di me in tutta Italia. Appena tre settimane dopo venne ufficializzato il mio esonero. Di questa esperienza io ne sono sempre andato fiero perchè il campo aveva dato pochi dubbi sull’operato mio e dello staff e anche i numeri parlavano a favore, per questo non mi sono mai sentito attaccato professionalmente”.

L’INFERNO. Il trainer di San Prisco passa poi al vero e proprio inferno vissuto: “Poco dopo è iniziato un inferno che ha leso di molto la mia persona: improvvisamente mi sono trovato catapultato nella piaga sociale del nuovo millennio, il cyberbullismo. Questo fenomeno può lanciare falsi pettegolezzi in rete e diffondere messaggi e cose private tagliate ad arte, usate contro la vittima designata per denigrarla e renderla vulnerabile da tutti. E’ definito uno dei cinque crimini più gravi dell’umanità e può portare a danni psicologici e morali, una forma di razzismo che spesso induce al suicidio. Quando trovi due-tre articoli fatti ad arte da un giornalista radiato dall’Albo e famoso per insulti rivolti ad un arbitro donna o che nel 90% dei casi va a denigrare persone e cose, ti preoccupi poco perchè l’offesa vale quanto la persona che la esprime. Invece il marcio resta lì e diventa un vero e proprio danno morale, è un’offesa per la mia intelligenza pensare che dietro a tutto ciò ci sia una sola persona. Quello che sto dicendo oggi deve essere chiaro a tutti: la mia non è una rivincita morale per quello che possa essere un risultato sportivo raggiunto dopo tante chiacchiere”.

LA FAMIGLIA. Per Martino è la fine di un incubo, che ha visto come protagonisti anche i familiari: “La mia intervista deve essere un grido forte contro questa piaga sociale che è il cyberbullismo e che ha rovinato la vita di molte persone. La più grande sconfitta è stata vedere piangere mia figlia, mia moglie e indurle a pensare che il padre e il marito non potesse reggere tale carico emotivo e compiere un gesto assurdo. Sinceramente quando mia figlia mi ha detto ciò, pensavo di aver sottovalutato il problema. Non avevo intuito che la mia forte personalità potesse reggere questo grande urto mediatico e sociale. Molte persone ci hanno romanzato su questi articoli, tutti hanno criticato qualcosa di me come persona, bisognava solo criticare la persona dimenticando i numeri. Questo articolo oltre a danneggiare un allenatore, ha danneggiato una persona. Ai tifosi del Gladiator non ho mai parlato a lungo perchè c’era il pregiudizio creato da questi articoli, ho solo detto di fare le valutazioni alla fine. Il mio pensiero è stato sempre far parlare il campo e raggiungere l’obiettivo”.

LO SPONSOR. Ed infine l’artefice indiscusso della permanenza in Serie D del Gladiator chiude con la critica degli ultimi giorni: “L’ennesimo fango l’ho ascoltato in questi giorni, ovvero che io allenavo nei dilettanti grazie ad uno sponsor. Forse qualcuno ha dimenticato che nel 2013 allenavo in Prima Categoria, forse con uno sponsor sarei potuto partire da categorie superiori. Io amo il calcio e non chi ne fa parte, potre fare calcio 24h ma non ho nessuna attrazione verso un mondo fatto di incoerenza, cattiveria gratuita e sperare nel male altrui. Ho promesso alle mie figlie di dimostrare che la verità non è quella che sta dietro ai social, ammiro la verità del tempo che rivela sempre la realtà delle cose. Dedico la mia rivincita personale al mio suocero Gianni che il 9 giugno di quattro anni fa ci ha lasciati. Lui mi ha insegnato che la vita non ti chiede di essere forte ma ti costringe ad esserlo. Ringrazio la mia famiglia e i miei cari amici per avermi sostenuto in questi momenti. Per le bugie ci vuole memoria, per la verità il coraggio: il tempo è galantuomo sempre, vamos Gladiator!”