Che Nostalgia. Oscar Schmidt e l’amore per Caserta: “Purtroppo non ho vinto lo Scudetto, ma quando Caserta lo vinse lo sentii un po’ mio”



Oscar con Generali e la Coppa Italia vinta nel 1988 da Caserta

Spesso è capitato che Oscar Daniel Bezerra Schmidt, la Mao Santa per i brasiliani e ‘O Rey per i casertani, abbia tirato fuori storie e aneddoti sulla sua permanenza a Caserta. Indelebili resteranno le sue gesta sportive sul parquet del Palamaggiò e su quelli di tutta Europa, dove la Juvecaserta andava a giocare con una città e una provincia intera. Con oltre 10mila punti segnati con la maglia bianconera tra campionato e coppe (9143 punti in 284 gare di campionato tra A2 ed A1 alla media spaventosa di 31.19 punti a partita), Oscar, pupillo del cavaliere Maggiò, è entrato nel cuore dei tifosi della Juvecaserta, con quella maglia numero 18, presa per caso (il suo numero prima di approdare a Caserta era il 14), fu ritirata dopo che decise nel 1990 di cambiare aria per andare a Pavia, complice anche tutte le finali perse, quasi come per espiare una colpa che sentiva dentro di sé. La Juvecaserta, targata Phonola, dopo il suo addio vinse lo scudetto. Il primo scudetto del Sud nel basket. L’uomo dei record: degli oltre 49mila segnati in carriera, l’All of Famer, Campione Intercontinentale, del Sud America, dei Panamericani e colui che ha segnato 28 volte più di 50 punti nel campionato italiano uno scudetto non lo ha mai vinto. Nemmeno a Caserta. Ebbene, ora sappiamo con certezza, nonostante le numerose interviste nel corso degli anni sull’argomento che Oscar ha un cruccio: quello di non essere riuscito a ricambiare l’enorme amore che Caserta gli ha donato con uno scudetto ‘tutto suo’.  Lo ha fatto attraverso uno dei suoi tanti e meravigliosi post sulla sua pagina Facebook ufficiale. E fa tantissimo piacere leggerlo o vederlo di nuovo in forma, dopo le tante vicissitudini di salute che ha dovuto sopportare negli ultimi anni. Il post del cittadino onorario di Caserta dal dicembre 2016 recita così:

“Purtroppo non ho avuto l’opportunità di vincere lo Scudetto, che sarebbe stato il titolo principale, con la squadra di Caserta – hanno finito di conquistare questo titolo solo un po’ di tempo dopo che ho lasciato Caserta.



Ma sono molto orgoglioso del mio passaggio lì; ho lasciato molti amici, sono uscito come un giocatore ancora più grande, ho aiutato la squadra a passare dalla serie A2 alla serie A1 e a guadagnare il rispetto degli altri club, quindi penso di poter dire che da qualche parte forma ho partecipato alla conquista di questo Scudetto”.
Oscar dimentica o meglio sottovaluta, considerando la foto a corredo del post che lo ritrae con il mitico Pietro Generali, la meravigliosa Coppa Italia vinta nel 1988 in finale su Varese 113-100 il 23 marzo 1988 che fu festeggiata tantissimo all’ombra della Reggia. Ma giustamente dice che in qualche modo ha partecipato a quella vittoria tricolore ed infatti, in moltissimi ‘casertani’ hanno commentato il suo post asserendo a chiare lettere che le basi le ha poste lui affinché Caserta diventasse grande e vincesse in Italia (in Europa ci andò vicinissima per due volte).
Insomma, l’amore incondizionato resta e resterà sempre per Oscar a queste latitudini perché le sue parole all’Oscar Day del 2003 al Palamaggiò, quelle parole rotte dal pianto di commozione, sono vere… verissime: “Ventun’anni fa son venuto qua (a Caserta, ndr), invitato dal mio grande amico e grande allenatore Boscia (Tanjevic) e mi hanno detto che venivo in una città piccola, in una città del Sud, una città dimenticata, che nessuno la conosceva. Sono andato via 8 anni dopo che tutti quanti la conoscevano. ho portato con me qualcosa che nessuno lo vede e che nessuno può comprare e che ce l’hanno solo i veri amici e quelli che hanno fatto qualcosa di buono. Ho portato con me il calore e l’affetto di tutta la gente di questa città”, disse. Ed era tutto vero.
E ad uno così come fai a non volergli bene?