L’ADDIO TOCCANTE. Di Paola saluta il Gladiator: “Emozioni bellissime, grazie per l’affetto dei sammaritani. Frattese? Una scelta per vincere”

Antonio Di Paola (foto Ufficio Stampa A.S.D. Gladiator 1924)

SANTA MARIA CAPUA VETERE – Un biennio ti passa davanti agli occhi e vedi i goal, gli assist, le giocate, le accelerazioni. E’ la fine di una storia tra Antonio Di Paola ed il Gladiator che ha caratterizzato le ultime due stagioni. Arrivato nell’estate del 2018, l’esterno destro napoletano si è laureato capocannoniere della scorsa stagione con 17 reti in Eccellenza, tra i protagonisti della conquista della Serie D tramite ripescaggio, mentre nell’anno appena finito ha messo a segno 3 reti e 9 assist. In totale sono 20 goal in 67 presenze: un legame molto forte con la piazza sammaritana.

IL SALUTO. A pochi minuti dall’ufficialità, l’attaccante ex Savoia ed Afragolese spiega i motivi della separazione dal Gladiator: “Le emozioni sono innumerevoli, questa maglia mi ha dato tantissimo. Non smetterò mai di ringraziare la famiglia Aveta e De Felice, sono persone perbene. E’ stata molto dura, ho pensato e ripensato sulla proposta ma credo che era arrivato il momento di provare nuovi stimoli. La vita è fatta di scelte, avevo bisogno di vincere, per cui ho scelto una squadra che, seppur in una categoria minore, giocherà per vincere. L’anno scorso è stato pesante per me, avevo bisogno di cambiare. C’erano tante squadre, mi ha convinto il progetto perché subito mi hanno fatto sentire importante“.

I TIFOSI. Infine Di Paola si sofferma sul rapporto con i tifosi e dà l’addio: “E’ stata una scelta difficile ma avevo bisogno di farla. L’emozione maggiore? Il goal a Frattamaggiore che decise la finale play-off del girone A di Eccellenza di un anno fa. Uno dei più bei momenti, tutti insieme eravamo felici. Mi porto appresso i ricordi di una tifoseria calorosa e di una grandissima società. Mi hanno regalato grande affetto ed io ho dato tanto a questa maglia. Andando via è come essere andati a lavorare lontano, la famiglia Aveta è come se fosse la mia seconda famiglia“.