Molin: “Una serata da dimenticare”



Lele Molin
Lele Molin

E’ stato un Lele Molin molto è più grigio in volto di quando ha dovuto comunicare ed affermare la sospensione di Stefhon Hannah alla vigilia della sfida contro Reggio Emilia. Un Molin ovviamente dispiaciuto per la sconfitta che fa il pari con le prime due vittorie della stagione, ma che sicuramente è stato molto più grigio al pensiero che forse al completo, ma soprattutto con un altro ritmo e con un altro Roberts, quella contro la Reggiana poteva essere una partita totalmente diversa. Alla vigilia della palla a due, infatti, doveva essere una partita diversa. Doveva essere una sfida in cui inevitabilmente la Juve avrebbe dovuto cambiare faccia e considerazione di pallacanestro visto che senza il suo principale direttore d’orchestra, la sinfonia veloce e ad alte quote non poteva essere eseguita in maniera miglior di quanto gli altri ci abbiano provato. Ed allora si è provato a sondare l’altra faccia della Juve, si è provato a sondare il carisma dei veterani ed il grado di maturità raggiunto dai giovani rampanti bianconeri. IL risultato, però, non è stato molto confortante e non solo per la sconfitta, ma soprattutto per quello che si è visto in campo. Una Juve che escludendo i primi dieci minuti di gioco dove ha tenuto e resistito al botta e risposta degli avversari con percentuali dal campo abbastanza decenti da permettere di mettere una pezza alla furia di White, ha letteralmente lasciato gli ormeggi a partire dal secondo in un aspetto che, invece, nelle precedenti uscite era stato uno dei fondamentali delle vittorie: l’aggressività e gli occhi ella tigre in difesa. Insomma mentre quella vista nelle ultime tre settimane sembrava il Rocky post trattamento di allenamenti di Apollo Creed, quella ammirata a Reggio Emilia sembrava lo stesso pugile di Philadelphia spento dopo la morte del manager. Già perché di parziali Caserta ne ha presi sia contro Pesaro che contro Milano, di punti sul groppone se ne è portati diversi, ma ogni volta ha trovato la forza di scrollarsi di dosso tutto e continuare a correre e volare, ma soprattutto difendere. Niente da fare in Emilia. Antonutti andava via da tutti le parti, White e compagni hanno fatto il bello e cattivo tempo per un cocktail al quale mancava solo un altro ingrediente per essere esplosivo al modo sbagliato e che prontamente è stato aggiunto ogni volta che si andava dall’altra parte. Mordente ci ha provato, Tommasini non ci è riuscito ed allora le ali di Roberts, Moore e Brooks sono state ripiegate e messe a posto per la maggior parte del tempo. Il talento texano, poi, ci ha messo del suo incanalandosi in un tunnel di serata negativa che lo ha portato allo zero nella classifica dei punti realizzati e alle sei palle perse. A metà campo, poi, sono venuti fuori quei limiti che sono stati sempre sottolineati da tutti e che hanno comunque bisogno di tempo per essere eliminati e quindi avere una doppia marcia su cui fare affidamento, ma non ora. Ora la Juve ha solo una marcia, quella veloce, ha solo un modo per essere letale ed è quello di andare in contropiede. Magari un giorno si potranno vedere Roberts correre sui blocchi ed uscire e tirare o un attacco generato con tempi bassi partendo dal post basso, ma non oggi. Oggi la Juve è quella che si è vista nelle prime tre settimane e purtroppo o per fortuna per Molin ed Atripaldi, quella che nasce e muore dalle mani di Stefhon Hannah. «Paradossalmente alla vigilia temevo che quanto capitato in partita arrivasse nel primo quarto. Mi aspettavo che l’onda d’urto dei padroni di casa – ha affermato lo stesso Molin in sala stampa nel commentare la sconfitta – arrivasse nei primi dieci minuti ed invece il primo è stato l’unico quarto in cui abbiamo risposto canestro dopo canestro. Dopo di che siamo stati travolti dal loro parziale e non abbiamo più avuto la possibilità di rimetterci in carreggiata oltre che essere stati costretti ad inseguire e spendere energie. A tutto questo purtroppo – ha aggiunto il timoniere mestrino – abbiamo pagato il poco ritmo offensivo e la serata che definire negativa al tiro è un vero e proprio eufemismo. Abbiamo collezionato numeri davvero inguardabili con i quali non potevamo certo provare a ribaltare la partita».

La serata negativa di Roberts il dato preoccupante?



«Io direi che le 25 palle perse sia il dato che chiude ogni tipo di discorso sull’analisi statistica della partita».


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