Gladiator, capitan Martone: “E’ nostro dovere premiare con la D gli encomiabili tifosi nerazzurri”



Il capitano del Gladiator Savino Martone
Quarantotto ore dopo l’andata della finale dei play-off nazionali, in casa Gladiator brucia parecchio la sconfitta che è giunta pochi minuti prima del fischio conclusivo. L’intero ambiente nerazzurro non ha digerito il modo con cui è arrivata la sconfitta contro il Città di Messina, un calcio di rigore fischiato dall’arbitro e siglato dal siciliano Camarda all’82’ che ha provocato le veementi proteste sammaritane sia sul terreno di gioco che negli spogliatoi. Nonostante il fallo da cui è scaturito il penalty decisivo sembri evidente, osservando più volte le immagini dell’azione, la linea scelta dalla società del presidente Lazzaro Luce e del direttore sportivo Antonio Simonetti è di tutt’altra opinione. Arbitraggio scandaloso e rigore inesistente sono le espressioni più in voga nel day-after del primo atto della finalissima dei play-off, ultima strada che è necessaria per garantirsi l’accesso nella tanto sognata serie D. Unanime è il coro che disprezza la direzione dell’arbitro Ramal Ibrahim Kamal Jouness della sezione di Torino, grande promessa del mondo arbitrale e pupillo di Pierluigi Pairetto, ex arbitro internazionale che è stato condannato per il processo Calciopoli e che ora veste il ruolo di osservatore degli arbitri presso il comitato regionale piemontese. La rabbia di tutto il clan nerazzurro converge nelle parole del capitano Savino Martone, anima di questa squadra: “Penso e ripenso mille volte a quell’episodio e sono sicuro che quello non era rigore. Non si può perdere una partita così determinante per la stagione a causa di un fischio assurdo. Che l’arbitro abbia perso le redini della gara lo si è visto subito dopo, quando ha estratto il cartellino rosso diretto a Nicola Armonia per un fallo tutt’altro che grave. Mi dispiace aver subito quella che considero una punizione ingiusta, poiché abbiamo realizzato una prestazione impeccabile da molti punti di vista ed avevamo il sogno di regalare agli encomiabili tifosi giunti da Santa Maria Capua Vetere un giusto premio per i tanti sacrifici che fanno per sostenerci. Questo vuol dire che domenica scenderemo in campo ancor più motivati per festeggiare la conquista della D insieme al nostro dodicesimo uomo in campo”. Il guerriero di Gragnano accende la vigilia del ritorno della finale che si terrà domenica pomeriggio alle 16 in un Mario Piccirillo di Santa Maria Capua Vetere che, si prevede, sarà stracolmo di cuori sammaritani che sventoleranno i vessilli nerazzurri ed inciteranno i gladiatori in campo per tutto il tempo necessario. E servirà tutto l’amore della torcida nerazzurra per lo stemma gladiatorio affinchè venga ribaltato l’1-0 dell’andata, un incontro che ha messo in evidenza l’inespugnabilità del “Giovanni Celeste” di Messina (i siciliani non hanno mai perso in casa quest’anno) e la compattezza arretrata della compagine di mister Pasquale Rando che ha subito solo 8 reti nell’intero arco della stagione (7 in campionato più 1 nei play-off). Sarà una sfida ai limiti dell’impossibile bucare la porta protetta dal portiere Di Dio che quest’anno non ha mai incassato due goal nella stessa partita, quindi è necessario che l’attacco capitanato da Giulio Russo scaldi i motori e confezioni il prodigio nerazzurro, impresa cui mister Roberto Carannante è andato vicino in terra siciliana mettendo in campo una formazione attenta alla difesa che ha mantenuto, purtroppo, solo fino all’82’. La prestazione agguerrita dei primi ottanta minuti deve essere il punto di partenza per il return-match di domenica. Non subire e poi pugnalare il fortissimo Città di Messina: queste sono le uniche chiavi per aprire le porte della serie D.      

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