C’è grande rammarico in casa Real Aversa al termine della sfida casalinga contro la Fidelis Andria, terminata con la vittoria di misura per 1-0 degli ospiti. Un risultato amaro per i granata, che nel primo tempo avevano mostrato la versione migliore di sé, senza però riuscire a concretizzare le numerose occasioni create.
Ai microfoni nel post-gara, il tecnico Salvatore Campilongo si è presentato assumendosi appieno la paternità della sconfitta, senza però nascondere le criticità della sua squadra:
«Intanto mi assumo le mie responsabilità da buon padre di famiglia e da allenatore di questa squadra. Nel calcio lo sai: le sconfitte sono sempre di uno e le vittorie sono di tanti. Me la prendo la sconfitta, sicuramente, ma è stata una partita dai due volti.»
Un primo tempo dominato e i recrimini arbitrali
L’analisi del mister parte dai primi 45 minuti, dove la squadra ha espresso un ottimo volume di gioco creando diverse palle gol per passare in vantaggio:
«Nel primo tempo siamo stati forti. Abbiamo avuto quattro o cinque occasioni nitide per fare gol e sbloccare la partita. C’era anche un rigore nettissimo su Masala: l’arbitro in due o tre occasioni ha interpretato davvero male certe situazioni.»
Il contraccolpo psicologico e l’appello ai singoli
A spaccare in due il match è stato l’episodio che ha portato al vantaggio pugliese, nato da un’ingenuità difensiva che ha fatto crollare le certezze del Real Aversa:
«Abbiamo fatto un errore con il ragazzino e quando commetti uno sbaglio, la squadra dovrebbe rimediare. Invece in questo momento non ci riusciamo: il gol subito ci pesa, ci subentra la paura e smettiamo di giocare. Questo è un dato di fatto.»
Infine, Campilongo ha voluto mandare un messaggio chiaro al gruppo, richiamando tutti all’unità d’intento e censurando i personalismi visti nel finale di gara:
«Mi prendo tutte le colpe, ma quando entrano determinati calciatori bisogna essere bravi a giocare per la squadra e non cercare di risolvere la partita da soli. Da soli non si vince: si gioca in undici, e si vince o si perde tutti insieme.»





