Roberto Stellone appartiene a quella categoria di allenatori che il calcio lo hanno conosciuto prima sul campo, da protagonisti, e poi dalla panchina. Romano, classe 1977, da calciatore è stato un centravanti fisico, capace di attraversare tutte le categorie professionistiche e di legare il proprio nome soprattutto a piazze importanti come Napoli, Genoa, Torino e Frosinone. Da tecnico, invece, il punto più alto resta la straordinaria scalata realizzata proprio con il Frosinone, condotto dalla Lega Pro fino alla Serie A.
Gli inizi alla Lodigiani e l’arrivo nel grande calcio
La carriera da calciatore prende il via nella Lodigiani, storica scuola calcistica romana. Tra il 1993 e il 1997 Stellone mette insieme 50 presenze e 17 reti, numeri che gli consentono di farsi conoscere nel calcio professionistico. Nel 1997 passa alla Lucchese, dove disputa 12 partite realizzando un gol.
La svolta arriva con il Parma nel 1998. L’esperienza emiliana non gli regala presenze ufficiali in prima squadra, ma rappresenta comunque l’ingresso nel calcio di vertice. Nel 1999 passa quindi al Lecce e in Salento trova spazio e gol: 19 presenze e 6 reti.
È il preludio al trasferimento che segna una parte importante della sua carriera: il Napoli. Dal 1999 al 2003 veste la maglia azzurra per quattro stagioni, raccogliendo 90 presenze e 30 gol. È uno dei periodi più significativi della sua vita da attaccante, vissuto in una piazza esigente e passionale e tra Serie A e Serie B.
Dopo Napoli arriva la Reggina, con 16 presenze e un gol nella stagione 2003-2004. Ma è soprattutto l’annata successiva al Genoa a rilanciarlo con forza: 18 reti in 29 partite, uno dei migliori rendimenti realizzativi della sua carriera.
Nel 2005 approda al Torino, altra tappa fondamentale. In granata rimane quattro stagioni, fino al 2009, totalizzando 113 presenze e 16 gol. Chiude infine la carriera da calciatore a Frosinone, dove tra il 2009 e il 2011 disputa 34 gare segnando sei reti. Proprio lì, dove termina il suo percorso sul rettangolo verde, comincia quasi immediatamente una seconda vita calcistica.
Frosinone, dove nasce l’allenatore Stellone
Nel 2011 Stellone appende gli scarpini al chiodo e il Frosinone gli affida la formazione Berretti. L’impatto è immediato: nella stagione 2011-2012 conquista lo scudetto di categoria. Il club comprende di avere in casa un tecnico sul quale investire e nel giugno 2012 gli consegna la prima squadra.
È qui che Stellone costruisce il risultato più importante della sua carriera in panchina.
Dopo il settimo posto della prima stagione, nel 2013-2014 porta il Frosinone alla promozione dalla Lega Pro alla Serie B attraverso i playoff. Ma il vero capolavoro arriva dodici mesi più tardi. Alla prima stagione in cadetteria, il Frosinone sorprende tutti e il 16 maggio 2015 conquista per la prima volta nella propria storia la promozione in Serie A, battendo 3-1 il Crotone. Un risultato talmente importante per la città che Stellone e la squadra ricevono la cittadinanza onoraria.
In appena quattro anni era passato dalla Berretti alla Serie A, accompagnando il Frosinone in una doppia promozione dalla terza alla prima serie. La stagione 2015-2016 nella massima categoria si conclude con la retrocessione e con la fine del lungo rapporto con il club ciociaro.
Bari e Palermo
Nell’estate del 2016 arriva la chiamata del Bari, in Serie B. L’esperienza, però, dura soltanto pochi mesi: viene esonerato a novembre dopo aver raccolto 16 punti in 13 giornate di campionato.
Dopo un periodo senza panchina, nell’aprile 2018 viene scelto dal Palermo per il finale di stagione. Stellone porta i rosanero ai playoff e supera il Venezia in semifinale. In finale il Palermo batte il Frosinone 2-1 all’andata, ma perde 2-0 allo Stirpe e vede sfumare la promozione in Serie A.
Il rapporto con Palermo vive poi un secondo capitolo. Richiamato nel settembre 2018, Stellone conduce la squadra fino al primo posto al termine del girone d’andata. L’esperienza termina nell’aprile 2019, quando viene esonerato con i rosanero terzi in classifica a quattro giornate dalla conclusione.
Ascoli, Arezzo e Reggina
Nel febbraio 2020 riparte dall’Ascoli, ancora in Serie B. È un’esperienza molto breve, conclusa nell’aprile dello stesso anno.
Nel gennaio 2021 accetta invece una missione particolarmente complicata: provare a salvare l’Arezzo, ultimo nel girone B della Serie C. La squadra mostra segnali di ripresa nella seconda parte del campionato, ma Stellone non riesce ad evitare l’ultimo posto e la retrocessione.
Un anno più tardi torna in Serie B. Nel gennaio 2022 viene chiamato dalla Reggina, che al momento del suo arrivo occupa il quattordicesimo posto con 23 punti dopo venti giornate. Con Stellone gli amaranto raccolgono altri 23 punti nelle successive 18 partite e chiudono il torneo al quattordicesimo posto, raggiungendo l’obiettivo della permanenza nella categoria.
La parentesi Benevento
Nel febbraio 2023 tocca al Benevento, in piena lotta per non retrocedere dalla Serie B. Stellone prende il posto di Fabio Cannavaro con la squadra penultima. La situazione resta però complicata e il tecnico decide di dimettersi il 10 aprile, dopo la sconfitta interna per 3-1 contro la SPAL.
Il rilancio con la Vis Pesaro
La tappa successiva arriva il 31 marzo 2024, quando la Vis Pesaro gli affida una squadra terzultima in Serie C. Stellone riesce a condurla ai playout e a centrare la permanenza nella categoria.
Ma è soprattutto la stagione seguente a restituire forza al suo percorso professionale. La Vis cambia passo, termina il campionato al sesto posto e raggiunge i playoff, dove il cammino si interrompe al secondo turno contro il Pescara. Quella iniziata come un’operazione salvezza si trasforma così in un ciclo molto più lungo: Stellone rimane alla Vis fino al giugno 2026, chiudendo l’esperienza dopo 89 partite complessive secondo i dati di Transfermarkt.
Un tecnico cresciuto attraverso tutte le categorie
La storia di Stellone racconta dunque due carriere strettamente legate. Prima quella dell’attaccante, partito dalla Lodigiani e arrivato a confrontarsi con piazze come Napoli, Genoa e Torino. Poi quella dell’allenatore, iniziata quasi senza soluzione di continuità a Frosinone.
Ed è proprio l’esperienza ciociara a rappresentare ancora oggi il manifesto della sua carriera: scudetto Berretti, promozione dalla Lega Pro alla Serie B e, appena un anno dopo, lo storico approdo del Frosinone in Serie A. Un doppio salto che rimane il risultato più prestigioso del suo percorso in panchina.
Da allora sono arrivate Bari, Palermo, Ascoli, Arezzo, Reggina, Benevento e Vis Pesaro: esperienze molto diverse tra loro, dalle squadre costruite per inseguire la promozione alle chiamate in corsa per risolvere situazioni difficili. Un bagaglio che Stellone porta adesso nella sua nuova avventura alla Casertana, chiamato ancora una volta a ripartire dalla Serie C e ad aprire un nuovo capitolo di una carriera cominciata più di trent’anni fa sui campi della Lodigiani.




