CASERTANA, SCARPINI RUBATI AL PINTO? La soluzione di Avella sulle orme di LeBron James e Balotelli



LeBron James e Michele Avella

CASERTA – Arrivare di prima mattina allo stadio “Pinto” e trovare il magazzino scassinato è il peggior inizio di giornata per un magazziniere, l’addetto di tutto l’abbigliamento di una squadra di calcio. Se fosse stato un giorno qualsiasi durante la settimana, la grana sarebbe stata risolta con calma in vista dell’allenamento. Ma se il misfatto avviene di domenica, come ieri a Caserta, con la partita ufficiale che addirittura è in programma prima di pranzo alle 12.30, allora il problema è grosso, con le divise rubate e quasi tutte le scarpette trafugate. Tanto da mettere in dubbio l’orario di disputa del match, non certo lo svolgimento.

LA SCELTA. Neanche il tempo di avvisare presidente, staff e calciatori che è iniziata la corsa a fronteggiare l’emergenza con soluzioni di fortuna. Mentre gli altri hanno recuperato dei scarpini con mezzo numero più grande od hanno riscoperto nel baule di casa pezzi dimenticati, il portiere della Casertana Michele Avella ha scelto una soluzione atipica: giocare con due scarpette diverse. E’ bastato un po’ di tempo per far l’abitudine alle calzature differenti che il pipelet di Ottaviano non ha risentito per niente durante la gara contro il Catania. E vedendo come è andato a finire il match, terminato con la vittoria per 3-2 grazie anche alla sua respinta del penalty di Manuel Sarao, non è un peccato dire che tale anomalia ha portato bene.
Le Puma di Balotelli

L’IDEA DELLA PUMA. Con questa scelta l’ex portiere del Matelica e del Messina ha forse creato una moda? Da questo punto di vista il promettente estremo difensore classe 2000 non è il primo ad aver giocato una partita con due scarpette diverse. In passato i brand hanno realizzato pack in edizione limitata che proponevano proprio scarpe di colori diversi. È il caso di Puma, che nel 2015 lanciò l’EVO Power Pack con scarpe di colore azzurro e rosa. Uno dei primi ad indossarle è stato Mario Balotelli, seguito da Yannick Bolasie e l’ex Lazio Djibril Cissè.

DA MCGRADY A LBJ. Ma anche in altri sport si è scesi in campo con le “mismatched shoe colors” (dicitura inglese). Da Tracy McGrady all’All-Star Game del 2004 a LeBron James con una LeBron VII blu e una arancio a Portland nel 2010, passando per Kyrie Irving nel 2017 e per l’intera squadra di North Carolina nello stesso anno, fino al messaggio “Equality” mandato da LBJ su una scarpa bianca e una scarpa nera nel discorso sempre vivo negli USA contro le discriminazioni razziali. La stella dei Lakers è un habituè, tanto che ha giocato con le sue Nike LeBron 17 PE di due diverse colorazioni, il lime/fucsia e il classico yellow and purple dei losangelini, nella gara finale ad Ovest, che ha sancito la qualificazione all’ultima serie contro i Miami Heat per l’anello.
Un vezzo estetico per tanti campioni, una soluzione per necessità per Michele Avella che in qualche modo ha dimenticato i suoi scarpini rubati.