Pignataro piange l’ex calciatore Pasqualino Scialdone, il Capitano

 

Giorgio Del Vecchio, Vincenzo Taliento e Pasqualino Scialdone

Un messaggio nel cuore della notte, dall’altro capo del telefono Vincenzo, che mai avrebbe voluto scrivere quelle terribili parole ”Raffaele ti comunico con grande tristezza che Pasqualino non è più con noi”. Il mio cuore per un attimo si ferma…Non è possibile! Non voglio…non posso crederci! Respiro profondamente, provo a rimanere lucido. Non è un sogno. E invece è proprio vero, te ne sei andato nel silenzio della notte, troppo in fretta, non eravamo preparati a perderti. Che vuoi dormire. Sbigottito e straziato dalla notizia provo a riavvolgere il nastro della mia vita, a quando ti ho incontrato.
Ti ho conosciuto un po’ meno di 40 anni fa, quando cominciai a tirare calci ad un pallone. Tu di quella squadra eri il capitano e da quel lontanissimo giorno non ho mai smesso di chiamarti Capitano. Per tutti quelli che ti hanno conosciuto sei rimasto il Capitano, per sempre. Sei stato una delle persone più buone che abbia mai conosciuto. Mai una parola fuori posto, mai uno screzio con chicchessia, mai una parola a voce alta. La tua educazione, la tua generosità, il tuo altruismo, la tua sincerità, la tua serietà, doti innegabili (e non da tutti) ti hanno permesso di essere stimato e amato da chi ha avuto il piacere di conoscerti. Uomo umile e semplice, schivo e garbato, con un grande amore per il calcio, per il Napoli, per Maradona. Saresti stato ore e ore a parlare del Napoli ma in quelle poche volte che ti incontravo ti “costringevo” a parlare di Casertana e mi accorgevo che eri anche ben informato sulle vicende della squadra rossoblù.
Tutti ricordiamo il tuo sorriso, ti abbiamo conosciuto come un grande amico. Mancherai a tutti, dai più grandi ai più piccoli. Ciò che ci resta di te è racchiuso in tanti ricordi, ricordi che nessuno potrà mai cancellare. I ricordi sopravvivono al tempo che corre veloce e sono un preziosissimo bene da custodire gelosamente. Chi non si ricorda di te? La mano sinistra nella tasca dei pantaloni e nella mano destra l’immancabile e maledetta sigaretta. Si quella maledetta a cui non hai saputo rinunciare e che probabilmente ti ha portato via. Troppo presto. Troppo in fretta. La malattia ti ha invaso giorno dopo giorno, ti ha logorato in breve tempo ed io non ho avuto tempo per poterti salutare. Per poterti abbracciare un’ultima volta. Non ho fatto in tempo. Perdonami mio Capitano.