Le lacrime di Giancarlo Sarti per la scomparsa di Shackleford: “Charles era come un figlio, Caserta perde un pezzo di scudetto”



Giancarlo Sarti

La prematura scomparsa di Charles Shackleford, indimenticato pivot della Phonola Caserta campione d’Italia nel ’91, ha gettato nello sconforto un’intera città. Tifosi, addetti ai lavori e dirigenti dell’epoca distrutti dal dolore per una morte le cui cause dovranno ancora essere accertate. Il primo ad accorgersi delle sue qualità fu il gm Giancarlo Sarti che per sostituire Glouchkov pensò a quel lungo di 208 cm scovato nella summer league nell’estate del 1990.

“Arrivammo negli states con Franco Marcelletti – esordisce Sarti – e facevamo fatica a capire come fosse possibile che gli americani non si tenessero stretto un fenomeno del genere. Lo stesso agente era perplesso, diceva che eravamo matti a prenderlo. Lo vedevamo saltare, recuperare palloni e fare canestro, quello che ci serviva. Gli stemmo vicino moltissimo e francamente non ha mai dato problemi. Gli unici che hanno avuto problemi con lui sono stati gli avversari. La sua carriera a Caserta è stata straordinaria, ragazzo eccezionale, grande sintonia con il gruppo, con Tellis Frank, con noi dirigenti, ad avercene di ragazzi così”.



Arrivò in una Phonola del dopo Oscar e sostituì sotto canestro Glouchkov. Cambiaste completamente modo di giocare, ma il primo impatto non fu semplice.

Giancarlo Sarti

“Mi presi una bella responsabilità, è vero. Però per il nostro campionato era un lusso, nessuno aveva uno come lui e infatti lo dimostrò. Charles venne con grande entusiasmo da noi, voleva rilanciarsi e ambiva a tornare in Nba e ci riuscì. Ammetto che per i primi mesi piovevano fischi dalle tribune, c’era tanto scetticismo nonostante le vittorie. L’addio di Oscar fu molto pesante. Poi pian piano la gente si rese conto che vedere giocare quella squadra era un piacere e poi sappiamo tutti come finì”.

Un solo anno e poi nuovamente in America.

“Restò poco in effetti. Lui e Frank partirono subito la conquista dello scudetto. La mattina dopo la conquista del tricolore mi vollero incontrare al Palamaggiò. Avevano ricevuto offerte dalla Nba. Provai tutta la mattinata a convincerli a restare ma non ci fu nulla da fare e andarono via. E a quel punto iniziò la nostra disavventura. Arrivò Anderson ma non fu la stessa cosa. Probabilmente se fossero rimasti da noi un altro anno la Juvecaserta avrebbe avuto un destino diverso”.

Charles Schackleford

Riuscì a riportarlo nel ’93 in bianconero, ma l’epilogo fu da dimenticare.

“Le partenze di Gentile, Esposito e Dell’Agnello avevano rotto la magia, questo è indubbio. Squadra giovane, tante scommesse e fino a quando giocò lui le cose andarono bene. In campo era un’altra storia. Quando saltava sembrava un personaggio di un fumetto. Poi si infortunò e a quel punto fu tutto più difficile per noi”.

Lei più di tutti aveva un rapporto speciale con lui, quasi familiare.

“Un figlio adottivo per me, non lo nascondo. Era la scommessa da vincere e nel ’90-’91 trascorrevamo molto tempo insieme e anche con Frank. Siamo rimasti in contatto e un anno fa ci sentimmo. Ha avuto qualche problemino in America ma era risolto. La notizia della sua morte mi ha lasciato senza parole. Lo scudetto del ’91 arrivò anche grazie a lui e ai suoi rimbalzi. Forse mezzo scudetto è suo e quella parte ora non c’è più”.

Fu un anno pieno di successi e anche tante situazioni comiche.

“C’era il clima giusto, ideale per vincere. Famoso l’episodio a Reggio Emilia delle due scarpe sinistre, ma quando si parla di Shack mi vengono in mente due flash. In una partita lui viene fuori da una lotta sotto canestro, Enzo Esposito guarda la scena, capisce che il pallone sarebbe finito nelle sue mani e scatta. Charles afferra la palla e al volo senza cadere fa un lancio stile baseball per Esposito che va a canestro e fa venire giù il Palamaggiò. E un altro quando in contropiede consegna un pallone a Frank facendolo passare dietro la schiena e applausi interminabili. Giocate stile Nba che a Caserta fino a quell’anno non si erano viste. Sono addolorato, triste e le parole non possono spiegare il mio stato d’animo. Ciao Shack non ti dimenticheremo”