Catanzaro-Casertana nel segno di Benny Carbone: “In rossoblù un’esperienza indimenticabile”



Benny Carbone contro l'Avellino nel '91
Benny Carbone contro l’Avellino nel ’91

Un anno a Caserta per poi spiccare il volo nel grande calcio. Benito Carbone è stato uno dei più talentuosi calciatori che ha indossato la maglia rossoblù. Arrivato nell’estate ’91 in prestito dal Torino, il folletto calabrese si ritagliò subito il suo spazio con 31 presenze e quattro gol. Lui è il doppio ex in vista della trasferta di Catanzaro e quando apre il libro dell’amarcord la Casertana ha un capitolo speciale. “Mi legano a quella esperienza ricordi bellissimi – esordisce – e a distanza di tanti anni mi rammarico ancora per quello spareggio perso ad Ascoli. Eravamo una corazzata con i vari Bucci, Petruzzi, Statuto, Monaco, Suppa, Manzo, Fermanelli, Campilongo, Cerbone, tutti compagni che poi hanno proseguito la propria carriera a grandi livelli. Una squadra del genere non poteva retrocedere, eppure finì come nessuno avrebbe mai immaginato. Caserta per me rappresenta tanto perché arrivai neppure ventenne, mi volevano tutti bene dai compagni ai tifosi. C’era una persona fantastica come mister Lombardi, un tecnico che non dimenticherò mai. La città mi ha dato tanto perché dopo l’esperienza di Reggio Calabria era la seconda uscita da Torino e mi giocavo molto”. Gol, grandi giocate, il calore del pubblico. Quello che però Benny no dimentica è quel maledetto spareggio di Ascoli: “Qualcuno non ci crederà ma ho ancora la rabbia, l’amaro in bocca perché non meritavamo di scendere. Ricordo che entrai e dopo pochi minuti segnai il gol del pareggio. Una rete che ci diede speranza, poi nei supplementari venimmo beffati all’ultimo minuto. Un peccato perché sono convinto che avremmo potuto dire la nostra a lungo tra i cadetti. Si sarebbero potute fare grandi cose”. Dopo la lunga esperienza all’estero accettò di scendere in B con il Catanzaro, nella sua terra: “Fu una scelta di cuore – continua Carbone – di vita perché rinuncia due anni di contratto con il Parma pur di tornare in Calabria. Volevo dare qualcosa alla mia terra e in effetti ci stavo riuscendo. In cinque mesi le cose andarono benissimo, poi mi fermai per un infortunio e la squadra ebbe una flessione. I risultati non arrivarono e tutto si complicò. Alla fine rinunciai ai quattro anni e la mia avventura finì prima del previsto”. Domenica giallorossi e rossoblù si affronteranno in Lega Pro dopo quasi vent’anni: “Sono due squadre costruite per vincere, due realtà importanti che devono assolutamente tornare nel grande calcio. Entrambe hanno cambiato guida tecnica per cercare di migliorare e in effetti il tempo c’è. Per chi farò il tifo? Sono legato ad entrambe, io dico un pari così non scontento nessuno. Alla fine però deve sempre vincere il migliore e spero sia una bella partita”. Sulla panchina casertana siede Campilongo che in quell’anno a Caserta fu compagno di reparto dello stesso Carbone: “Sasà negli anni ha dimostrato di essere un buon allenatore – rivela l’attaccante reggino – allenando in grandi piazze. Lo stimo molto come persona e come allenatore. E’ uno che non trascura alcun dettaglio e fa giocare bene le sue squadre. Secondo me a Caserta hanno fatto la scelta giusta e mi auguro di rivederli al più preso lassù”. Oggi Benito Carbone è in attesa di un progetto stimolante: “Ho rifiutato diverse offerte della serie D ma non per la categoria. Non mi interessa lo stipendio, voglio qualcosa di importante, mi piacerebbe costruire diventando un allenatore di grande livello. Ecco perché sto girando per l’Italia tenendomi sempre aggiornato. E magari prima della fine del campionato mi piacerebbe fare un salto a Caserta per rivedere qualche amico che ho lasciato e respirare un’aria familiare. La Casertana e Caserta non le ho mai dimenticate”.




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