Casertana, una preoccupante regressione



La Casertana che ha affrontato la Juve Stabia (Foto Giuseppe Scialla)
La Casertana che ha affrontato la Juve Stabia (Foto Giuseppe Scialla)

Il pareggio con l’Aversa era stato un chiaro campanello d’allarme. Si sarebbe potuto correre al riparo dall’incendio divampato sabato sera. Ma d’altra parte chi è causa del suo mal pianga se stesso. Ci riferiamo alle scelte tattiche dell’allenatore che ha proposto un innovativo (e inefficace aggiungiamo noi) 4-3-1-2 posizionando Mancosu a ridosso delle punte, ma l’ex Benevento, evidentemente, no è ancora entrato nel meccanismi di gioco e la Casertana di fatto non ha avuto nulla da lui. Nella ripresa è entrato Mancino, ma la musica non è cambiata. Marano è rimasto prigioniero delle proprie emozioni (è uno stabiese e sentiva particolarmente l’incontro) mentre Cruciani e Carrus non sono certo aiutati dal fisico. Al resto ci ha pensato la difesa che a volte si è complicata la vita da sola, a volte è riuscita a cavarsela per demeriti altrui. La frittata è poi giunta quando D’Alterio è riuscito a rimediare due gialli in meno di cinque minuti (il secondo più netto del primo) lasciando i falchetti in inferiorità numerica. A quel punto, esattamente come la domenica precedente, la squadra è andata in affanno perdendo quella poco lucidità rimasta. Gregucci ha parlato di una buona Casertana anche in dieci uomini, rispedendo al mittente la posizione discutibile di Mancosu. Qui però c’è poco da fare i filosofi con frasi e parole ad effetto: bisogna essere pratici perché se è vero come è vero che nel calcio si devono fare le cose semplici, spiegateci perché complicarsi la vita con esperimenti tattici. Cinque gol in tre partite, una squadra guidata da un ex difensore (tra l’altro a grandi livelli in serie A) sono davvero troppi. Quella che era l’arma vincente della passata stagione si è trasformata in un colabrodo. Il problema però non sono soltanto quelli incassati, ma quelli non segnati. Nel giro di una settimana si è avuta una regressione inattesa e francamente inspiegabile. Cosa che la stessa dirigenza, dal presidente Lombardi all’ultimo dei soci, consiglieri e abituali frequentatori dello spogliatoio non riescono a capire. Il campanello d’allarme era suonato, adesso si è trasformato in una sirena. E sarà l’ultima chiamata.




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