
Su una cosa sono d’accordo nella maniera più assoluta sia Lele Molin che Luca Banchi a prescindere dalla diversità della squadra che si ritrovano a guidare, degli obiettivi da raggiungere e volendo essere un po’ più venali anche dal numero di ‘zeri’ utilizzati per affrontare la stagione in tutti i sensi: non vogliono cali di concentrazione. Lo ha detto l’ex timoniere della Mensana nel classico incontro al Pala Lido dopo la festante vittoria delle sue nuove ‘scarpette rosse’ contro il Fenerbache – che ha ridato nuova linfa vitale verso quelle Final Four proprio a Milano che restano uno degli appuntamenti sull’agenda e che i lombardi non vogliono assolutamente mancare – ma lo ha detto anche e soprattutto il coach bianconero nella sua conferenza stampa di presentazione alla sfida della domenica. Due diversi ‘mondi’ a confronto, dunque, ma lo stesso modo di pensare per chiudere al top del rendimento in campo (a prescindere dal risultato) questa prima parte di stagione e consegnare all’Olimpia la possibilità di mettere in bacheca il primo trofeo della stagione e a Caserta quei quattro giorni di stop e di riposo che serviranno per il rush finale di una stagione che potrebbe ancora riservare delle sorprese. Ecco perché allora il ‘generale’ casertano non vuole lasciare nulla al caso, ecco perché coach Molin non vuole che la partita di Pesaro possa essere considerata come uno striscione di arrivo, ma come quello di partenza; una partenza verso un obiettivo che cambierebbe il volto della stagione, ma che passerebbe anche attraverso quella matematica salvezza per la quale lo stesso Molin ritiene necessari ancora sei punti e tre vittorie. Almeno sulla carta i primi due di questi sei, però, dovranno pazientare ancora una domenica anche se nel corso della storia del basket ci sono state tante storie di squadre ‘underdog’ o più italianamente ‘sfavorite’, che hanno messo in scena il più classico degli eventi biblici: Davide contro Golia. Il palcoscenico, poi, sembra essere quello giusto per dei giocatori in cerca di fama temporanea per poi trasformarla in qualcosa di diverso nel futuro prossimo di questo campionato o in Europa. Ragion per cui Molin non si è fasciato la testa prima ancora di scendere in campo, pensando prima di tutto ad una prova dignitosa, giocata con intensità e ed approccio mentale diverso da quello di Cremona e Venezia e poi magari – sempre che gli ‘Dei del basket’ strizzassero per questa volta l’occhio ai bianconeri – anche all’eventuale risonanza di un’impresa che andrebbe oltre l’aggettivo ‘titanica’. “Vincere deve essere un sogno e non una ossessione” le parole che Lele Molin ha voluto riportare nella sala stampa del Coni venerdì pomeriggio e riprese direttamente da un’intervista fatta Niccolò. Un sogno che potrebbe essere indimenticabile se al fianco del valore storico e della tradizione che lega da sempre queste due squadre all’interno del Gotha del basket tricolore, arrivasse un successo che metterebbe ko la Milano dei numeri spaventosi. Sei vittorie consecutive, uno scarto medio di 16 punti rifilato agli avversari con Varese l’unica squadra che in questa striscia vincente dell’Olimpia è riuscita a superare quota 70 punti (70,7 quelli subiti in stagione concedendo il 47% di media da due punti agli avversari che non vanno oltre i 64,1 punti di valutazione totale di media), ma soprattutto mai una sconfitta in casa da quando c’è stato il primo tip off della stagione: 8 vittorie senza mai cedere il vantaggio del fattore campo del Forum di Assago.









