La mia casertanità nel basket



Stefano Gentile
Stefano Gentile

La casertanità sta diventando una parola fin troppo abusata in Terra di Lavoro nel mero ambito sportivo. Nella fattispecie cestistico. Si è parlato tanto, forse troppo, dell’addio di Pino Sacripanti, un canturino che tanto ha dato alla Juve, adesso il bersaglio mobile è diventato Stefano Gentile che, stando alle voci di radio mercato, dovrebbe esercitare la clausola di uscita dal contratto entro il 30 giugno ed accasarsi altrove (Cantù e Milano le favorite). Stefano ha la valigia pronta ma non c’è assolutamente nulla di strano o di ‘non casertano’ nel suo gesto. Fa parte del gioco, del lavoro, delle ambizioni di un professionista che, giustamente, è pronto a sposare nuovi progetti. E non riduciamo sempre tutto al mero guadagno. Perdonatemi, ma per me la casertanità non si dimostra indossando la canotta della Juvecaserta o la maglietta della Casertana. La mia casertanità va dimostrata in altro modo e scomodo due esempi abbastanza famosi: Tony Servillo e Franco Marcelletti. Pur non vivendo la quotidianità casertana per diversi motivi lavorativi, sono sempre in primissima linea quando si tratta di difendere le bellezze, la cultura ed il bene della nostra comunità. Non bisogna, per forza, vivere a Caserta per difendere Caserta. Stefano, anche da lontano, potrà essere un esempio positivo di casertanità, di come un ragazzo della nostra terra possa emergere e combattere tra i giganti. Se Stefano andrà via non ci sarà nulla di male, solo un plauso per quanto fatto con la Juve ed un ‘in bocca al lupo’. Tanto sarà sempre un figlio della nostra terra.




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