Le ragioni di Dibo e Petrucci



Di Bella in azione contro Caserta (foto Sibi)
Di Bella in azione contro Caserta (foto Sibi)

Una domenica da dimenticare per la Juve che viene triturata, al Pala Rossini, da una Sutor Montegranaro che non se la passava certo bene negli ultimi periodi. Una sconfitta netta, chiara, nitida ma l’assenza di Mavraides ed il lungo periodo di riposo (troppi giorni, è chiaro) non sono una giustificazione attendibile. Non tiene, siamo onesti. Una Juve in partita solo per 9′ prima di sprofondare sotto un parziale di 24-3 fatto… dalla panchina sutorina (Dibo, Mazzola, Amoroso e Slay oltre a Cinciarini). Da li’ in poi non c’è stata storia, mai la sensazione di poter girare la sfida ed anche il +11 di Pezza delle Noci si va a far benedire. La Juve è sotto, nel doppio confronto, con Biella e Sutor. Preoccupante, la salvezza non è ancora in ghiaccio e bisogna anche muoversi.

NON PERVENUTA. Salvare qualcuno è impresa titanica: oltre ai tifosi (mai una contestazione, ma solo tanto tifo), è possibile tirare fuori Jonusas (purtroppo condizionato dai falli) dalla disfatta corale. Il resto… stendiamo un velo. Male tutti, capita di steccare una partita e quindi bisogna guardare avanti. Male di testa e gambe, la settimana di riposo si è fatta sentire ed il preparatore atletico Mimmo Papa non è ancora abilitato a fare i miracoli. Si vedeva come la Juve arrivasse un secondo e mezzo dopo gli avversari su tutti i palloni. Una partita… che non è stata una partita in fin dei conti.



L’ATMOSFERA. Una domenica strana quella del Pala Rossini e lo si è capito da subito, da quando ho messo piede nella bella struttura marchigiana. C’è gente ma non si sente praticamente niente. O meglio si sentono solamente quei cinquanta irriducibili tifosi arrivati da Caserta. Non si sente un rumore, facce abbastanza tristi, soprattutto nella curva gialloblu. Dopo i fatti della scorsa settimana, il popolo sutorino ha deciso di non cantare per tutto il primo periodo per protestare contro il comportamento della squadra che non si è presentata al torneo di San Martino dei Lupari. Nel settore marchigiano compare uno striscione decisamente eloquente: “Per la rabbia che ci fate, il nostro silenzio meritate”. Passano i minuti, la Sutor inizia a sbloccarsi psicologicamente e mentre finisce il primo periodo, ecco un altro striscione durissimo dei curvaioli di casa: “Amichevole disertata=la nostra storia infangata. Ora basta, fuori le palle”. E poi iniziano i cori a favore della squadra, lo sciopero è finito, il messaggio è stato lanciato e si comincia a far sentire la propria voce. Certo, viene anche piu’ facile visto il risultato che sta venendo fuori. Nel settore opposto del Pala Rossini, invece, i cinquanta casertani non smettono un secondo di cantare anche se la scoppola prende connotati tremendi. Sfida nella sfida a distanza tra Amoroso ed i tifosi casertani: insulti per l’ala che, ad ogni canestro, guardava la curva bianconera (male Amoroso che, a fine partita, invece di prendere la via degli spogliatoi si ferma a battibeccare coi tifosi casertani). Infine, molto bello il gemellaggio tra le scuole minibasket della Sutor ed il Città di Caserta coi bimbi campani ospitati dalle famiglie marchigiane e le due squadre, mano nella mano, ai giocatori ‘senior’ durante la presentazione del match.

LAVORO E PASSIONE. Partiamo dal presupposto che, di questi tempi, avere un lavoro è una fortuna vista la miriade di disoccupati. Ma tutti, io e chi legge, credo abbiano vissuto dei momenti di lavoro non retribuito tra ritardi nei pagamenti e situazioni disagiate. Ecco, chi gioca o vive di basket è un lavoratore come gli altri e merita di essere pagato per il mestiere che svolge. La passione che ognuno di noi ci mette nel proprio lavoro, spesso, viene abusata dal datore. Allenatori, giocatori, preparatori atletici, medici, dirigenti devono essere pagati regolarmente (secondo un ‘salario’ adeguato ovviamente) e basta con la storia che è solo un gioco. E’ un mestiere e va pagato.

STO CON DIBO. Ho un’ammirazione particolare e speciale per Fabio Di Bella; ammirazione per il giocatore e per l’uomo. Vedere come è stato beccato dal suo pubblico mi è dispiaciuto. Prima è comparso uno striscione (“Capitano, il primo a mollare: ti devi vergognare”) e poi qualche coro. Dibo, al suono della sirena, ha scelto di tornare direttamente negli spogliatoi senza fermarsi col resto della squadra a salutare i tifosi. Gesto importante, non da Dibo, ma che testimonia la rabbia che l’ex capitano bianconero aveva in corpo. Ho salutato Fabio e sua moglie Benedetta mezz’ora dopo la fine della gara. Quel che ci siamo detti, ovviamente, resta tra me e lui; posso solo rimarcare la tristezza nei suoi occhi. Dibo merita rispetto, io sto con lui. Sempre e comunque.

PETRUCCI DOCET. Compare uno striscione nel settore casertano; il bersaglio è il presidente della Fip Petrucci che, la scorsa settimana, non le aveva mandate a dire al club bianconero: “Petrucci meglio i tornei parrocchiali che rubare scudetti coi soldi neri delle banche… Mps docet”. Sicuramente il vaso di Pandora che si sta aprendo a Siena è un segnale per tutto il movimento ma Petrucci ha pienamente ragione quando dice che chi non ha copertura economica non deve iniziare una stagione. Vale il discorso di prima: i giocatori, allenatori e personaggi dello staff svolgono un mestiere e, come tale, vanno retribuiti. Se un club non è in grado di fare la LegaA, facesse la LegaDue o la DNA. Non è obbligatorio iscriversi ad un campionato se non si hanno le necessarie coperture economiche. Vale per tutti.

VERITA’. Il pepe ad Ancona c’è stato su tutti i fronti, resta la consapevolezza che la salvezza ancora deve essere conquistata dalla banda di Sacripanti. La scoppola di Ancona sia da monito e da ricordo per il futuro. Il calendario non aiuta i bianconeri e la guardia resta alta su tanti fronti. E’ il momento di dare l’ultima spallata: prima di tutto tocca ai giocatori, poi alla tifoseria. Basta un passo per vincere il proprio ‘scudetto’, ma bisogna restare compatti. Il tempo per le considerazioni finali è lontano: questa Juve ha ‘un disperato bisogno d’amore’ per valicare l’ultimo ostacolo. A partire da domenica contro Roma.


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