Giuseppe Perugino, quando buon sangue non mente

Giuseppe Perugino

Giuseppe Perugino, reduce dalla vittoria ottenuta sul ring del torneo “Guanto d’oro”, può benissimo definirsi un’eccellenza dello sport casertano: l’esordio all’età di 13 anni è solo l’inizio di una lunga avventura piena di soddisfazioni che lo porterà, molto probabilmente, alle olimpiadi di Rio del 2016, sua massima aspirazione. Gli abbiamo chiesto alcune considerazioni sulla sua carriera.

 Giuseppe sei tornato vittorioso dal torneo “Guanto d’oro” dove hai trionfato nella categoria dei 75 kg: quando ti è nata la grande passione che nutri per questo sport?

“Da piccolo praticavo il calcio, ma dopo il primo incontro disputato all’età di 13 anni, mi sono innamorato della boxe e da allora non l’ho più lasciata”.

Tuo padre è stato un grande campione di boxe come anche i tuoi zii: il fatto di essere “figlio d’arte” quanto ti ha influenzato?

“Mi ha influenzato parecchio: da loro ho ereditato la passione per questo sport”.

Hai qualche idolo in particolare a cui ti sei ispirato?

“Sì ne ho, oltre a mio padre e ai miei zii, che sono stati per me esempi di professionalità e di tenacia, ho seguito in particolare l’ex pugile statunitense Mike Tyson, del quale ammiro la grinta e lo spirito guerriero con cui affrontava l’avversario”

Sei molto giovane eppure hai già avuto molte soddisfazioni: ma quanti sacrifici comporta praticare uno sport come quello della boxe?

“L’esercizio quotidiano è fondamentale: mi alleno 4 ore tutti i giorni e la palestra è la mia seconda casa. Poi seguo un regime dietetico particolare che permette al mio fisico di restare in forma. Lo stress maggiore per un puglie è rientrare in un certo peso, che poi rappresentano le categorie”.

Sembra che anche la barriera maschilista nel pugilato, lo sport “violento” per eccellenza si stia ormai spezzando, un classico esempio è quello di Laila, figlia del grande pugile afroamericano Mohammed Alì, intenzionata a seguire le orme paterne: cosa ne pensi delle donne che vogliono cimentarsi in questo sport?

“La vedo come una cosa positiva: la boxe non deve essere per forza uno sport prettamente maschile e credo che una donna che si impegna e vuole far bene, possa arrivare dappertutto”.

Hai all’attivo già 4 titoli italiani: quali sono i tuoi progetti futuri?

“Il mio prossimo obiettivo è quello di vincere il concorso in polizia e di entrare a far parte delle fiamme oro, successivamente comincerò a pensare alle olimpiadi di Rio 2016, il mio grande sogno. C’è da dire che la vittoria al ‘Guanto d’oro’ è stata molto importante per me, che ho teminato alla fine dello scorso anno la trafila giovanile e per la prima volta mi sono misurato con il pugilato seniores”.