Luise: “Ad Avellino per sfatare il tabù derby”



Sergio Luise con Oldoini

«La buona notizia è che dalla risonanza magnetica non è saltato fuori l’interessamento al legamento e quindi al momento il recupero di Stipanovic è legato tutto al riassorbirsi del versamento ancora presente. Il suo ritorno in campo dipenderà, dunque, da come la sua caviglia risponderà alle terapie. Può essere quindici giorni quanto anche un mese, ma intanto non dovrà perdere tono muscolare e quindi lavorare in piscina». Esordisce almeno una buona notizia, Sergio Luise, in una settimana in cui il numero dei giocatori e dei presenti agli allenamenti dei bianconeri è sempre meno. Un numero ridotto per ovviare al quale è stato portato all’ombra della Reggia anche Jakub Kudlacek che in quel di Varese aveva più o meno lo stesso ruolo, dare una mano in settimana sperando di mettersi in mostra e strappare un contratto. «Si vede che è un buon giocatore, un giovane interessante e che viene da una buona scuola di pallacanestro. Sa gestire bene la squadra e ci potrà dare una mano negli allenamenti in un momento in cui il numero dei presenti è limitato e dove anche i ragazzini ci stanno dando una grande mano sia come intensità che come qualità e credo che già la prova di Marzaioli di domenica scorsa ne sia la prova tangibile». In questo periodo di ‘presenza ridotte’ come si trova l’intensità di cui si ha bisogno? «Lavorando più nel particolare che nel globale. Me no 5vs5 e molti più 4vs4 o 3vs3 ma con maggiore intensità all’interno di particolari situazioni dei nostri giochi» Settimana di allenamento che è stata una delle ragioni principali per spiegare la partita di domenica scorsa contro Teramo. Ne sei convinto anche tu? «Assolutamente si. Infatti ritengo che i primi 38’ siano stati la chiara e nitida espressione di una settimana di allenamenti non certo alla nostra altezza. Non ci siamo allenati bene né dal punto di vista della quantità che della qualità. Abbiamo avuto diversi problemi come quello intestinale di Collins, Stipanovic non era al meglio e quindi siamo andati un po’ a singhiozzo. In campo poi abbiamo commesso tanti errori difensivi sbagliando i tempi di aiuto o di uscita sui tiratori. Infatti una buona fetta delle percentuali di Teramo sono figlie anche della nostra non buona difesa, mentre l’altra parte bravura nel mettere tiri mano in faccia». Poi però lo spirito del guerriero è venuto fuori… «Quando si agguanta un supplementare in quel modo e con quella tripla di Righetti, nel 90% dei casi vinci la partita, perché ricominci a giocare con una carica in più rispetto all’avversario che per contro ha subito una botta enorme. Nel supplementare abbiamo giocato con fiducia e abbiamo sbagliato quasi niente». La pressione di Teramo su Collins, però, ha creato non pochi problemi anche all’ex Maryland stesso… «Ci siamo e lo stesso Andre, si è trovato in situazioni simili in tante altre occasioni, ma forse in questo caso ha sofferto molto la fisicità non solo del suo difensore, ma anche quello del bloccante che faceva sentire il fisico e metteva le mani addosso. Probabilmente il problema intestinale e le poche energie lo hanno portato ad una idea di autogestione che in alcuni casi ha portato a palle perse, perché poi contro una difesa del genere non basta essere pronti mentalmente, ma lo devi essere anche fisicamente per anticipare qualsiasi tipo di movimento che tu voglia fare». All’orizzonte c’è una sfida ‘tabù’: quella di Avellino… «La vittoria a Benevento in amichevole potrebbe essere un segno dal punto di vista della cabala, visto che negli altri anni non avevamo mai vinto nemmeno in amichevole – il commento sorridente dell’assistente in panchina di Sacripanti sul derby del 27n dicembre prossimo -. Cabala a parte, però, sarà una sfida difficile non solo per la questione ambientale in un palazzetto dove i tifosi sono ad un passo dal campo, ma anche dal punto di vista tecnico. Green, Johnson e Dean sono un trio di americani davvero di ottimo livello e poi c’è Slay che conosciamo. La forza di Avellino è che gioca sempre con fiducia a prescindere dal numero di giocatori che scende in campo o dai problemi, credono sempre nei loro mezzi e poi c’è quell’asse Green-Johnson con Dean pronto a repentini conclusioni con arresto e tiro da tenere praticamente a bada». Quella in irpinia sarà una sfida decisiva anche per le Final Eight, ormai obiettivo non solo della squadra, ma anche societario? «Importante ma non decisivo. Ci saranno altri impegno con altre squadre che lottano per lo stesso obiettivo e quindi avremo altre opportunità. Di sicuro vincere con Avellino ci darebbe una grossa spinta verso un traguardo che non era nei nostri piani, ma che ora è un punto importante non solo per noi, ma anche per la società che in questo modo può avere un grande ritorno di immagine e quindi la voglia di agguantare questo obiettivo è doppia».




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