C’è una Casertana che cresce, convince e finalmente mostra un’identità ben precisa. Ma c’è anche una Casertana che continua a raccogliere meno di quanto produce. Il pareggio contro il Bari lascia soprattutto questa sensazione: quella di una squadra capace di mettere in difficoltà una delle grandi favorite del campionato, senza però riuscire a trasformare la superiorità espressa sul campo in tre punti.
La cura Stellone comincia a dare risultati evidenti sul piano del gioco. Intensità, aggressività, pressing organizzato e una notevole capacità di riconquistare le seconde palle. I rossoblù hanno mostrato compattezza tra i reparti, personalità nella gestione del pallone e soprattutto quella continuità di rendimento che spesso era mancata nelle precedenti uscite.
I numeri fotografano una superiorità piuttosto netta: ventiquattro conclusioni, undici nello specchio della porta e dieci calci d’angolo. Una produzione offensiva importante, soprattutto considerando il valore dell’avversario.
Di Tacchio ha garantito equilibrio e sostanza in mezzo al campo, Caporale sicurezza nel reparto arretrato, mentre Manconi si conferma un elemento capace di fare la differenza. Positiva anche la presenza offensiva di Castelli.
Resta però un problema di concretezza. Perché dominare non basta, soprattutto quando non si riesce a chiudere una partita e si concede all’avversario la possibilità di rientrare attraverso un episodio. È proprio nella gestione dei momenti decisivi che questa squadra deve compiere un ulteriore salto di qualità.
Il dato più incoraggiante è che Stellone, in poco tempo, sembra aver restituito alla Casertana convinzione, organizzazione e coraggio. Il pubblico del Pinto lo ha riconosciuto, applaudendo una squadra che ha giocato con carattere e determinazione.
Adesso, però, serve cambiare passo anche in classifica. Perché le prestazioni alimentano la fiducia, ma sono le vittorie a dare sostanza alle ambizioni. E questa Casertana ha dimostrato di avere le qualità per tornare a conquistarle.





