Il ricordo dell’Inferno Bianconero e della Fossa dei Leoni accompagna ancora le sfide tra Juvecaserta e Fortitudo. Un’amicizia nata sulle gradinate e sopravvissuta alle stagioni in cui le due squadre non potevano nemmeno incontrarsi.
Bastava vedere una sciarpa biancoblù tra i bianconeri, o sentire un coro per Caserta levarsi dalla parte della Fossa, per capire che quella non sarebbe stata una partita come le altre. Juvecaserta contro Fortitudo sul parquet; amici, da una parte e dall’altra, sugli spalti. Il gemellaggio tra l’Inferno Bianconero e la Fossa dei Leoni appartiene a quel basket in cui una trasferta poteva diventare l’inizio di un’amicizia lunga una vita. Ma in principio negli anni ottanta fu la Gioventù Bianconera ad allacciare i rapporti con la Fossa, poi arrivò l’Inferno.
Negli anni Novanta le occasioni per affrontarsi furono meno di quante oggi la nostalgia lasci immaginare. Mentre Caserta viveva la stagione dello scudetto, la Fortitudo giocava in A2. Quando i biancoblù tornarono nella massima serie, nel 1993, la Juve era vicina alla retrocessione. Le loro strade si incrociarono per poco; quella delle tifoserie, invece, continuò anche lontano dalle partite.
Eppure, proprio in quella breve stagione condivisa in A1, c’era tutto ciò che rendeva speciale l’incrocio. La Fortitudo stava costruendo il suo futuro. In maglia Filodoro giocava Enzo Esposito, il ragazzo cresciuto a Caserta che aveva vinto lo scudetto con la Juve e che a Bologna sarebbe diventato El Diablo. Di fronte a lui c’era la squadra della sua città; intorno al campo, due curve che avevano scelto di volersi bene.
Il tempo avrebbe dato a quell’amicizia una prova più dura di qualsiasi risultato. Quando Caserta uscì dal grande basket, ci furono tifosi bianconeri che continuarono a seguire la Fortitudo e a conservare sciarpe, maglie e ricordi degli amici bolognesi.
Il rapporto non rimase chiuso nei racconti degli anni Novanta. Nel 2015, dopo una stagione amarissima per la Juvecaserta, la Fossa espose uno striscione di sostegno ai casertani. E i tifosi delle due città si ritrovarono a cantare insieme anche a Bologna durante una partita della Juve contro la Virtus. Erano gesti semplici, ma dicevano quanto il gemellaggio fosse sopravvissuto ai cambi di categoria e alle vicende delle società.
Oggi l’Inferno Bianconero non è più il gruppo che occupava la curva negli anni Novanta. Resta però la memoria di chi costruì quel ponte tra Caserta e Bologna: volti che si riconoscevano nelle trasferte, colori diversi portati fianco a fianco, la voglia di ritrovarsi anche dopo anni senza una sfida diretta. Quando Juvecaserta e Fortitudo tornano una di fronte all’altra, la sirena decide soltanto chi ha vinto la partita. Quello che lega le due tifoserie ha continuato a vivere anche dopo l’ultima palla giocata.





