Uno striscione chiaro, diretto, senza troppi giri di parole: “Mal comune… niente stadio”. È questo il messaggio comparso a pochi metri dallo stadio Stadio M. Piccirillo, con cui gli ultras della Brigata Spartaco hanno deciso di alzare la voce contro i ritardi nei lavori dell’impianto cittadino.
Una protesta che fotografa il malcontento di un’intera tifoseria, stanca di attendere una data certa per la conclusione degli interventi che, ad oggi, non hanno ancora permesso ai nerazzurri di disputare le proprie gare casalinghe a Santa Maria Capua Vetere.
Lavori partiti a luglio 2025, ma nessuna data di fine
Gli interventi di riqualificazione dello stadio sono iniziati nel luglio 2025 e riguardano opere fondamentali per l’ammodernamento della struttura:
- il rifacimento del terreno di gioco in erba sintetica;
- il montaggio della tribuna nel settore ospiti;
- l’installazione di un impianto di illuminazione di ultima generazione.
Un progetto importante, pensato per garantire maggiore sicurezza, comfort e standard adeguati alle normative sportive. Tuttavia, a mesi dall’avvio del cantiere, non è ancora stata comunicata una data ufficiale di fine lavori.
Disagi per società e tifosi -Il ritardo ha avuto ripercussioni significative non solo sull’ambiente ultras, ma sull’intera società sportiva. Il club è stato infatti costretto a “girovagare” per disputare le partite casalinghe lontano dalla propria città, affrontando costi organizzativi maggiori e perdendo il vantaggio del fattore campo.
Ancora più pesante l’impatto sui tifosi, obbligati a seguire la squadra sempre in trasferta, lontano dal proprio stadio e dal calore della propria comunità. Una situazione che ha inevitabilmente raffreddato l’entusiasmo e messo a dura prova la passione di chi, settimana dopo settimana, continua comunque a sostenere i colori nerazzurri.
Una richiesta di chiarezza – Lo striscione della Brigata Spartaco non è solo una provocazione, ma una richiesta esplicita di trasparenza e tempi certi. La tifoseria chiede risposte, una programmazione chiara e soprattutto la possibilità di tornare quanto prima a vivere il proprio stadio.
Perché uno stadio non è soltanto un impianto sportivo: è un simbolo identitario, un luogo di aggregazione e appartenenza. E a Santa Maria Capua Vetere, oggi più che mai, la città attende di riabbracciare la propria casa sportiva.










