La riapertura dello Stadio del Nuoto di via Gallicola rimane un’incognita. Il presidente della Provincia, Anacleto Colombiano, in carica da giugno, ha sottolineato la volontà di individuare soluzioni che garantiscano una ripartenza definitiva. L’impianto, chiuso già da due mesi al momento della sua elezione, si trova ancora in attesa di un cronoprogramma certo.
Durante un sopralluogo dei vigili del fuoco, resosi necessario in seguito al crollo di una plafoniera sugli spalti, è emersa la mancanza del Certificato di prevenzione incendi (Cpi), documento indispensabile per attestare la conformità degli impianti e la sicurezza complessiva della struttura. La certificazione risultava assente da almeno sei anni, nonostante la piscina fosse regolarmente aperta al pubblico.
Questa grave irregolarità è stata affrontata a partire da aprile, ma la data di giugno, inizialmente indicata come termine per la riapertura, è trascorsa senza risultati. Nel frattempo, il Consiglio provinciale ha sciolto l’Agis, l’agenzia incaricata della gestione, trasferendo le competenze all’ufficio patrimonio. Con la chiusura ordinaria di luglio, agosto e settembre, appare improbabile un ritorno alle attività già nel mese di ottobre.
Ad agosto, il legale di alcune associazioni sportive che utilizzano la piscina ha inviato una richiesta di aggiornamenti, senza ottenere risposte. Rimane incerta la presentazione della Scia ai vigili del fuoco, i quali hanno sessanta giorni di tempo per l’analisi della documentazione prima di rilasciare, in caso positivo, il certificato mancante.
Alcuni interventi sono già stati completati: l’impianto elettrico di messa a terra è stato verificato, mentre le caldaie sono state rimesse in funzione. Nei piani dell’Ente, il riscaldamento sarà nuovamente alimentato a metano, sostituendo le pompe di calore introdotte durante la precedente gestione Agis. In previsione di questa scelta, la Provincia ha già saldato, prima dell’estate, un acconto consistente delle pendenze con il fornitore del gas, pari a 370 mila euro. Intanto la vasca è rimasta piena, con valori chimici e batteriologici dell’acqua costantemente monitorati.
Nonostante questi passi avanti, un’eventuale riapertura a ottobre richiederebbe tempi strettissimi. Dopo l’eventuale via libera dei vigili del fuoco, dovrà riunirsi la Commissione di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo. Inoltre, sarà necessario rivedere le convenzioni con le associazioni sportive, in quanto quelle sottoscritte con l’Agis non sono più valide. A tutto ciò si aggiunge la necessità di verificare il corretto funzionamento degli impianti, fermi da quasi sei mesi.
L’incertezza si ripercuote sugli utenti, circa 700 al giorno, che utilizzavano la struttura non solo per le attività natatorie, ma anche per quelle delle palestre interne. Molti di loro, stanchi della lunga inattività, hanno già cercato soluzioni alternative. Situazione difficile anche per cinque lavoratori che avrebbero dovuto iniziare il 1° settembre un nuovo percorso professionale come dipendenti della società partecipata Terra di Lavoro. L’assunzione è stata rinviata a data da destinarsi a causa della chiusura dell’impianto, lasciando i lavoratori ancora una volta in attesa.










