I Brewers scrivono la storia: vinta la Winter League

“I sogni son desideri di felicità, nel sogno non hai pensieri esprimi con sincerità si vede chissà se un giorno la sorte non ti arriverà, tu sogna e spera fermamente. Dimentica il presente e il sogno realtà diverrà”.

E alla fine il sogno è diventato realtà. Un sogno iniziato da una ‘zucca’, rappresentata da una squadra che per il 90% non aveva mai impugnato una mazza da baseball o corso tra una base e l’altra, trasformatasi in carrozza. Un sogno iniziato quando le semplici t-shirt delle prime partite si erano trasformate in divise con tanto di logo come gli stracci del famoso cartoon della Walt Disney per tocco della bacchetta magica era divenuto uno splendente abito da sera. Un sogno che aveva toccato il culmine nemmeno un anno fa con una vittoria di tappa, cosi come per la bella Cenerentola il ballare con il Principe di corte. Ma a differenza da quanto accade nella favola famosa in tutto il mondo allo scoccare della ‘mezzanotte’ e quindi della fine della prima stagione, tutto quello raggiunto non è svanito nel nulla, anzi.

Il principe e quindi la Winter League non ha dovuto passare al vaglio per troppo tempo le squadre partecipanti per capire a chi la scarpetta della vittoria finale della prima parte di stagione calzasse meglio. I nuovi arrivi, il lavoro fatto in estate, la voglia e la consapevolezza che dopo una stagione di buon livello si poteva fare di più e la passione, infatti, hanno da subito messo le cose in chiaro.

Il numero giusto della scarpetta di cristallo della Winter League è da subito stato quello dei Caserta Brewers con la consacrazione finale arrivata nell’ultima tappa.

Ad onor del vero l’unico dubbio era arrivato dopo il recupero della tappa di Bari, unica in questa sessione invernale dove i birrai sono arrivati alle spalle sia di Napoli che di Salerno che invece sale sul gradino più alto del podio. Un piccolo passo falso, però, immediatamente recuperato nella tappa decisiva, quella pienamente casalinga con i Brewers a fare gli onori sul diamante di San Clemente.

Il primo appuntamento è quello contro Sant’Agata in semifinale. Rispetto alle sfide del recupero di Bari è tutt’altra squadra quella che scende in campo ed il finale ne è la più nitida dimostrazione: 8-0 e come direbbe qualcuno ‘tutti a casa’. Il motivo? Molto semplice: con quella vittoria la Winter League diventa matematicamente dei Caserta Brewers per la prima volta nella sua breve storia. Partono i festeggiamenti anche se c’è una finale da giocare e che finale.

Con ogni probabilità una delle partite più belle dell’intera lega. Il faccia a faccia è quello solito contro i rivali del Napoli. I partenopei partono subito con le marce alte ingranate. I riflettori ad illuminare la sera sul diamante di San Clemente sembravano ormai accesi solo ed esclusivamente per Napoli prima che nel cuore dei rossoblù si accendesse una fiammella dalla quale è poi divampato un incendio. Inning dopo inning i napoletani sentono il fiato sul collo dei casertani che arrivano prima al pareggio e poi al sorpasso senza concedere più nulla agli avversari. L’ultima difesa è poi da ‘oscar’, anzi da ‘favola’: tre out in perfetta e sincronizzata sequenza. Tutti uguali e con un unico risultato: Caserta tiene il punto, l’inning si conclude cosi come la tappa e finale in tasca. Questa volta i festeggiamenti possono davvero iniziare tra abbracci, sorrisi, qualche bacio e perché no anche qualche birra.

«Ci sono poche parole da dire – ha esordito il manager casertano Antonio Lieto -. Quello che abbiamo fatto quest’anno come squadra e come voglia di voler arrivare prima degli altri lo abbiamo messo tutto nella partita finale con Napoli. Non abbiamo mai mollato, ci siamo sempre sostenuti l’un l’altro inning dopo inning, partita dopo partita, tappa dopo tappa. Certo i momenti difficili ci sono in tutte le famiglie, ma poi il vero ‘amore’ porta sempre alla soluzione migliore e quella adatta per tutti i mali. Non posso che essere orgoglioso e felice di far parte di questa squadra. Anche se portiamo a casa la Winter League, mi piace pensare che non abbiamo vinto ‘niente’ – conclude Lieto -. A vincere è stata l’amicizia, la forza di appartenenza ad un team, la sportività, ma soprattutto ha vinto lo sport».