Mister promozione Osvaldo Jaconi: “Casertana ecco cosa serve per vincere. Le mie squadre in B anche dal quinto posto…”

Osvaldo Jaconi (corriere Adriatico)

E’ l’allenatore più vincente in circolazione con ben undici promozioni (nove sul campo) di cui otto ottenuti tra i professionisti. Ha guidato in B squadre storiche e realtà come Castel di Sangro che hanno vissuto anni di gloria grazie a lui. E’ Osvaldo Jaconi, attuale responsabile del settore giovanile della Fermana che è intervenuto a Stereo 5 Tv per parlare della serie C.

Mister innanzitutto come si fa e cosa serve per vincere?

“Difficile dare consigli a Di Costanzo ed Esposito perché non conosco bene la realtà Casertana. Credo che determinante sarà avere la piena conoscenza dei propri uomini-giocatori affidandosi totalmente a loro per un grande playoff. Magari eviterei di caricare troppo le partite, almeno io così farei. Sono partite secche in cui ti giochi tutto e ognuno vuole vincere per andare avanti. Le motivazioni arrivano da sole e caricare eccessivamente un playoff può essere negativo”.

Casertana che punta almeno al quinto posto. Lei in carriera ha vinto sia da secondo classificato col Castel di Sangro che quinto col Savoia.

“E’ la stessa cosa. Nel senso che devi vincere comunque e le motivazioni, energie fisiche e mentali sono uguali indipendentemente da che posizione ci arrivi. Difronte hai un avversario che vuole la stessa cosa, insegue lo stesso obiettivo e perciò non puoi fare calcoli. Ricordo che in entrambi i casi ci arrivammo con estrema serenità, non appesantimmo mentalmente la squadra che scese in campo in tutti i confronti con estrema attenzione”.

L’anno scorso il Cosenza finì al quinto posto e oggi è in B. La Casertana può incrociare le dita…

“Ricordo la mia esperienza col Savoia quando andammo a vincere a Palermo bissando il successo casalingo. Giocavamo davanti a trentamila spettatori e scendemmo in campo con estrema tranquillità. Questo per dire che non vinci se arrivi secondo terzo o quarto, vinci se hai più energie, più voglia. Il Palermo finì in otto perché la caricò troppo e ad ogni errore si innervosivano. Noi scendemmo in campo con grande fiducia e calma e conquistammo la finalissima contro la Juve Stabia. Vinsi da secondo e quinto ma ha sempre prevalso la testa, quella fa sempre la differenza”.

Lei ha vinto undici campionati in ogni categoria e non solo attraverso i playoff. Ma in carriera ha mai avuto una squadra così forte come la Casertana? Una squadra composta da tanti calciatori provenienti dalla B?

“Parto dal presupposto che per vincere in C devi prendere giocatori della C, giocatori che conoscono la categoria e sono abituati a vincere quella categoria. Se prendi calciatori dalla B o superiore hanno bisogno di adattarsi, di conoscere il campionato e non è mai facile né soprattutto veloce. Per vincere la B servono giocatori della B ecc. Inoltre per vincere subito puoi permetterti di prendere ottimi calciatori della categoria, se invece vuoi vincere spesso devi prendere gli uomini perché sul campo non basta essere giocatori. Passione, volontà, dedizione, con queste caratteristiche puoi vincere con più facilità e più spesso. Comunque sì mi è capitato in carriera di allenare grandi calciatori: a Livorno ad esempio c’era Protti, prendemmo Piovani e l’ex capitano del Pescara Gelsi. Alla fine andammo in B”.