TARGATO CE. Medaglia d’oro per una velocista casertana nella staffetta 4×400: segno tangibile dell’integrazione

Raphaela Boaheng Lukudo

CASERTA – L’integrazione concreta della provincia di Caserta fa sentire forte la propria voce ai Giochi del Mediterraneo di Tarragona 2018 e fa arrivare l’eco anche al Viminale. Tra le 156 medaglie conquistate dall’Italia, vincitrice del medagliere per la quarta volta consecutiva, una medaglia su tutte è salita agli onori delle cronache, in un momento di scontro politico sul discorso dell’accoglienza. Nella staffetta femminile 4×400, si sono infatti assicurate il primo posto le quattro atlete italiane di origini africane. Si tratta di Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Raphaela Boaheng Lukudo e la campionessa europea Libania Grenot che hanno concluso davanti a tutte col tempo di 3:28.08.

La staffetta 4×400 dell’Italia ai Giochi del Mediterraneo

CASERTA NEL SANGUE. Di queste ragazze, Raphaela Boaheng Lukudo è casertana di nascita, essendo nata ad Aversa il 29 luglio 1994. Di origini sudanesi, la velocista casertana si è poi trasferita da bambina a Modena insieme alla famiglia e si è formata atleticamente con la locale società, passando al Gruppo Sportivo Esercito, per i cui colori ora gareggia. Fa parte delle tre medaglie casertane ai Giochi del Mediterraneo, insieme alla medaglia d’argento del calciatore Davide Merola (CLICCA QUI PER LEGGERE) ed alla medaglia d’oro del pugile Raffaele Di Serio (CLICCA QUI PER LEGGERE).

ESEMPIO. Questo nulla toglie alla paternità di una velocista che è nata in provincia di Caserta, luogo che si rende protagonista nuovamente per un esempio positivo di accoglienza. Segno tangibile dell’integrazione che, da anni, esiste nella vecchia Terra di Lavoro e che, ogni giorno, viene valorizzata da figure come Raphaela Boaheng Lukudo e la pugile di origini tunisine Sirine Charaabi di San Prisco. Modelli come questi sono fondamentali per dimostrare quanto sia importante salvaguardare i concetti ed i valori di integrazione ed antirazzismo. Ora più che mai.