Aversa, il presidente Spezzaferri medita di lasciare e Corvino è ai saluti: “Fare calcio ad Aversa è difficile. Solidarietà a Giovanni, giusto che riveda la sua posizione. Non ho ancora parlato con lui ma…”

Il presidente Pasquale Corvino

Dopo alcune dichiarazioni del presidente dell’Aversa Spezzaferri che starebbe riflettendo su continuare o meno nel mondo del calcio, arrivano quelle dell’ormai ex presidente onorario Pasquale Corvino che ha lasciato capire, neppure troppo velatamente il suo addio alla Normanna. “Capisco il rammarico di Giovanni perché ho vissuto anche io la situazione calcistica che esiste ad Aversa che sicuramente coinvolge un po’ tutto e tutti. Fare calcio ad Aversa quest’anno è stato molto complicato dall’inizio alla fine. Un avvio pieno di difficoltà, un progetto cambiato in corsa, poi con una squadra rafforzata in cui sia io che Giovanni abbiamo cercato in tutti i modi di risvegliarne in alcuni di loro attaccamento, importanza e futuro del progetto che avevamo in mente. Tutto questo inutilmente perché purtroppo cambi, promesse non sono serviti a risvegliare in alcuni calciatori quel poco di attaccamento che una società come l’Aversa meritava. Anzi qualcuno alla fine si è anche arreso. Non voglio entrare nel merito di questo ma ringraziare quei sei-sette elementi che hanno dato tanto. Per il resto non ho parole specialmente poi quando non si ha neanche il coraggio non solo di arrendersi ma anche di non partecipare proprio… Capisco Giovanni, ma come si può fare calcio con un’Amministrazione contro dove bisogna andare ad elemosinare prima di ogni partita? Un’Amministrazione che concede quando lo ritiene opportuno appena uno stadio di 500 posti che neppure un oratorio di bambini ha? Come si fa poi ad andare avanti con persone che girano attorno solo per qualche piccolo ‘interessuccio’ personale o di visibilità senza nessun progetto o futuro? Lo capisco benissimo perché è stato un anno atroce in cui al centro è stata messa la squadra e difesa contro tutto e tutti e questo non è stato certo bello perché qualcuno avrebbe potuto aiutarci di più rivedendo forse i suoi interessi. Fare calcio senza campo, con calciatori che passivamente vedono la nave affondare e non si preoccupano neanche di salvarsi, con un’Amministrazione contro, una parte della società civile ferma a guardare il tuo crollo e con tifosi che da un lato ti contestano e dall’altro ti applaudono non è semplice. Insomma la colpa è sempre della stessa o delle stesse persone perché gli sbagli degli altri, il poco attaccamento e rispetto ad Aversa non contano assolutamente nulla e non vengono analizzato. Non ho sentito Spezzaferri ma condivido un’amarezza profonda per un progetto solo sognato e sul quale è stato fatto di tutto per portarlo a termine ma purtroppo non è stato possibile. A chiunque viene il dubbio di chiedersi se ne valga proprio la pena esporsi ed essere offesi, umiliati, colpiti senza che nessuno alzi la voce o dia un aiuto per poterti o incoraggiare o dire noi ti stiamo vicino nonostante tutto e nonostante gli errori passati che qualcuno ha potuto aver commesso. Capisco la sua amarezza e sono convinto che forse sia meglio che lui riveda questa situazione anche se so bene quanto sia affezionato e ne valuti attentamente ogni aspetto anche se non ha trovato certo finora parole e aiuti di conforto. Appena sarà possibile ci parlerò ma con calciatori che calpestano ogni sacrificio tu faccia e con alcuni tifosi che comunque vada e comunque sia ti addossano sempre la colpa, credo che diventi difficile continuare. Anche perché non vedo che futuro ci possa essere. Parlerò al più presto con lui manifestandogli il mio pensiero su questa situazione. Un pensiero di ringraziamento va sicuramente a Filosa, Caruso, Marasco e Caso sacrificati sull’altare per poter cercare di risvegliare qualcosa e quei tifosi che hanno sempre manifestato in modo diretto o indiretto un attaccamento la mia persona e hanno riconosciuto quei sacrifici fatti insieme a Giovanni quest’anno. Credo che almeno da questi tifosi che analizzano con freddezza, serietà e coerenza le cose, si possa per il futuro risvegliare uno spirito di lealtà, di correttezza e giustizia nelle valutazioni”.