Mario De Sisti (Foto bancoroma.blogspot.it)

Un avversario tenace, leale e storico. Se n’è andato oggi Mario De Sisti, grande coach italiano degli anni ottanta-novanta che incrorciò spesso la Juvecaserta. Ferrarese, 76 anni, è stato un punto di riferimento per la pallacanestro italiana anche dal punto di vista giovanile avendo sempre avuto fiuto e occhio per i giovani talenti. In carriera affrontò Caserta con Roma, Torino e Napoli. Regalò molti dispiaceri ai casertani e in particolar modo quella finale di Korac persa nell’86 quando il Banco Roma espugnò il Palamaggiò e poi si ripetè in casa. A distanza di tanti anni rivelò come riuscì a conquistare il trofeo internazionale: “All’andata scelsi di non preparare difese speciali per Oscar, ma di marcare fortissimo gli altri quattro. Tanto lui avrebbe comunque fatto tanti punti. Al ritorno feci il contrario. Preparai una match-up con cambi sistematici e a lui la palla non arrivava mai. Fece pochi punti e segnò poco. Volevo che lui pensasse di poter avere la stessa libertà che aveva avuto all’andata per poi sorprenderlo. E rimasero spiazzati anche i compagni di squadra, che non si aspettavano di trovarsi a giocare molti più palloni del solito. Si rivelò una mossa vincente a livello psicologico. E’ stata una grande vittoria. Alla fine mi commossi. Una marea di gente sugli spalti, l’invasione di campo, la soddisfazione di aver vinto una coppa. Fu bellissimo”.

L’ultima sua ‘apparizione’ a Pezza delle Noci fu in occasione del derby contro la Filodoro Napoli quando Shack Esposito e Gentile travolsero i cugini 85-64. Il mondo del basket ha appreso con immensa tristezza la notizia e il suo grande amico Valerio Bianchini gli ha dedicato su facebook un ultimo ricordo:

“Mario De Sisti ci ha lasciati. Lo avevo sentito due giorni fa e ancora mi aveva parlato di una sua idea per l’attacco come aveva fatto tante volte nel corso della nostra amicizia. Perché Mario era un genio del basket. La sua creatività totalmente anticonformista aveva nutrito di straordinarie illuminazioni il mio.modo di vedere il basket e il suo.mancare oggi che tutto si fa in fotocopia è una perdita irrimediabile. Ma quel che ci mancherà sarà l’eterno ragazzo che era riuscito a conservarsi per tutta la vita. Ci mancherà la sua risata irresistibile, la sua generosità, quel suo rispondere alla cattiveria del mondo con la sua innocenza , la sua perenne fiducia nel prossimo, la sua allegra intelligenza. Si dice che le amicizie più radicate nascano nell’adolescenza quando i rapporti sono scevri da ogni interesse. Ho conosciuto Mario a 23 anni e ho conservato la sua amicizia tanto a lungo perché era un’amicizia pura come quella dell’adolescenza”.















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