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Marco Giuri anche lui non si è salvato contro Pesaro (Foto Filauro)

Nuovo tracollo della Pasta Reggia Caserta che fin dalla prima azione va sotto contro una Consultinvest Pesaro spietata e particolarmente precisa da ogni posizione. Nell’Adriatic Arena va in scena una vera e propria via crucis bianconera con picchi di -23 e illusori -9 che non illudono neppure gli indomiti casertani presenti nell’impianto marchigiano. Il lieto fine c’è stato vista la concomitante sconfitta di Cremona ad Avellino e Caserta è matematicamente salva con tre giornate di anticipo. La prova di Giuri e soci è stata comunque inguardabile.

PRIMO QUARTO – Inizio imbarazzante. 8-0 per gradire, poi 17-8 con Hazell e Clarke sugli scudi mentre i bianconeri annaspano. All’ottavo è addirittura 27-10 con un’altra tripla di Hazell e la Pasta Reggia è già alla frutta. Alla prima sirena è 31-14.

SECONDO QUARTO – I campani danno segni di vita con Watt e Gaddefors (31-20). Al 13’ una tripla di Diawara costringe Leka al timeout. Ma è un attimo poiché Thornton trasforma un gioco da tre punti e siamo 42-26, poi Clarke e Nnoko scrivono il massimo vantaggio sul 46-26. Caserta sprofonda nuovamente negli abissi. Caserta è letteralmente in balia di Pesaro e di Hazell che continua a crivellare la retina casertana (51-30). All’intervallo so va sul 51-33.

TERZO QUARTO – Una difesa ermetica e particolarmente attenta consente alla Juve di restare aggrappata con le unghie all’incontro, 54-45 grazie alla caparbietà di Watt. Tornano immediatamente le difficoltà e le amnesie difensive con Dell’Agnello costretto a chiamare timeout sul 62-47 grazie ad una tripla di Jasaitis. A fare la differenza è la mano incandescente dei biancorossi e Clarke scava il nuovo solco sul 65-47. Per Caserta è già finita tra un serie di orrori in attacco e un antisportivo di Putney. 66-49 all’ultimo intervallo.

QUARTO QUARTO – Pura accademia negli ultimi dieci minuti. Clarke continua a metterla anche da casa sua e casertani schiacciati sotto il 77-54. Dell’Agnello non vede l’ora di uscire da questo incubo, ma c’è ancora tempo per prendere qualche altro canestro. Finisce 83-67, l’agonia è davvero finita.

 















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