Quando piove grandina

Coach Dell’Agnello (Foto Alida Filauro)

Finale più allucinante non poteva esserci per questo girone d’andata: la Juve perde a Sassari e saluta la Coppa Italia visto che Avellino batte una encomiabile Trento all’overtime dopo aver visto la sconfitta in faccia negli ultimi secondi. Non mettiamo in mezzo la sfortuna, però, perché i bianconeri hanno sprecato l’ultima occasione per essere padroni del proprio destino: basta una vittoria ed invece sono arrivate cinque sconfitte consecutive. Al Serradimigni c’è stata partita solo per un periodo, poi una vigorosa spallata di Savanovic ha mandato il match in archivio con netto anticipo complice una prova incolore dei casertani soprattutto in difesa. Sembrava un Brindisi bis ad un certo punto. Perdere a Sassari ci sta, così fa male perché si poteva e doveva fare meglio al netto dei soliti problemi. Finisce qui la prima corsa con l’amaro in bocca e la consapevolezza che il momento è delicato.

DIFESA? DOVE? QUALE?. L’unico momento di difesa si è vista quando la zona 2/3 passava a uomo: Sassari ci ha messo dei minuti a capire come attaccarla ma poi è andata in beata scioltezza. Non è possibile che, uscito Watt, si siano aperte delle praterie. Nessuno teneva nessuno. La difesa è, principalmente, voglia e grinta: se vengono a mancare questi due requisiti allora si assistono agli spettacoli di Brindisi e Sassari. La Juve non può prescindere dalla retroguardia: prima tornano a difendere come sanno, prima cambia marcia. Bostic è, oggettivamente, il giocatore cardine ma, se manca, bisogna fare tutto un 1% in più. In più e non in meno.

HARAKIRI FINAL 8. Resto convinto che, guardando alla totalità del girone d’andata, la Juvecaserta meritasse un posto tra le magnifiche otto ma il verdetto del campo va accettato ed analizzato. Non era l’obiettivo stagionale, verissimo, non era una squadra costruita per questo, altrettanto vero, ma nella mediocrità generale del campionato italiano è stato un harakiri tremendo non centrare la qualificazione. Al completo, Caserta ha dimostrato di starci comodamente tra le migliori ma gli infortuni non devono essere sempre una giustificazione. Che dovrebbe dire Capo d’Orlando che, tra infortuni ed addii, non ha mai giocato al completo eppure andrà a Rimini? Ecco, alzare l’asticella non vuol dire sconfessare gli obiettivi di inizio anno. Alzare l’asticella vuol dire guardare in faccia la realtà: Caserta doveva andare alle Final 8.

QUALCOSA VA FATTO. Bostic ritornerà dopo la pausa e stiamo tutti più tranquilli, mentre Czyz resta un rebus: a Sassari ha giocato una partita dignitosa (la migliore dell’ultimo periodo) ma è palesemente in difficoltà. Ecco perché urge prendere una decisione netta e chiara: così serve a poco, ma se te lo tieni poi non puoi lamentarti. Stesso dicasi per Jackson che, con tutto il bene, ha dimostrato di essere un buon tiratore piedi a terra e poco più: in difesa fa fatica, in attacco idem se non riesce a mettersi in ritmo. Anche qui urge una scelta chiara e decisa e vale lo stesso discorso fatto per Czyz.

VERITA’. Ho disdetto l’albergo per Rimini, ero sicuro di rivedere la Juvecaserta alle Final Eight ed avevo giocato d’anticipo. I bianconeri, però, hanno fatto harakiri ed anche quest’anno ce le guardiamo in tv. Bene ma non benissimo.