Oscar in maglia Snaidero

Puntata speciale di ‘Tutta la verità’; uno scritto dedicato al grandissimo Oscar Daniel Becerra Schmidt. Diverse volte mi sono trovato a scrivere sul fenomeno brasiliano, per la prima volta l’ho conosciuto in questi primi giorni della vacanza casertana. E, forse, ho capito ancora meglio perché noi casertani lo portiamo nel cuore. Oscar è un uomo semplice, dal sorriso che ti rapisce, con quegli occhi pieni di vita e la voglia di raccontare la sua storia. Una storia meravigliosa che ‘penne’ pregiate hanno saputo descrivere molto meglio di me. E’ inutile snocciolare tutti i suoi record, sono lì nella storia, ma nessuno numero fa capire quanto Oscar ha dato al basket. Ha dato a Caserta. E’ uno di noi, ricorda i luoghi ed i posti, mangia come noi, ha quella voglia di divertirsi tipica di noi meridionali. E’ un uomo che ti dona una parola sempre e comunque. Un uomo che ha saputo sconfiggere, due volte, un grande male. L’ha fatto, ha vinto anche stavolta. In questi giorni riflettevo su una cosa che ha detto sua moglie Cristina con un velo di tristezza; ai tempi, Oscar fu bollato come un perdente. Perdente? Scherziamo? Bisogna vincere uno scudetto per essere un vincente? Conosco valanghe di giocatori che hanno alzato più coppe di Mao Santa ma è offensivo metterli nella stessa frase che comprende la parola Oscar. Sono di parte, lo so, ma è la storia che parla per lui. Vedere i suoi video fa venire la pelle d’oca a trent’anni di distanza. Oscar è un casertano vero, molto più casertano di tanti di noi: ha rinunciato a soldi e blasone perché aveva deciso di abbracciare una croce bianconera. E l’avrebbe portata per tanti anni ancora. Quanti l’avrebbero fatto? Probabilmente neanche i casertani doc. Lui sì, lui brasiliano casertano. Oscar è una leggenda per gli amanti del basket, noi lo veneriamo. Ecco perché, domenica mattina, dovete alzarvi dal vostro posto ed applaudirlo. Dovete portarvi i fazzoletti perché vi e ci commuoveremo. E sarà bello così. Ma chissenefrega di piangere davanti all’uomo che ‘piange e segna’ come lo chiamava il grande Bosha Tanjevic. Non ci dobbiamo vergognare di piangere quando l’emozione è forte e domenica sarà fortissima. Io ho sentito il cuore in gola quando c’ho parlato e sono rimasto impietrito quando gli ho stretto la mano destra. La mano santa. La mano che ha bombardato i giganti del basket. Segnava e esultava, segnava e piangeva e noi casertani con lui. Perché Oscar è in noi, è nei nostri cuori, è nella nostra vita, è la nostra parte bella e romantica.

VERITA’. Io, come qualsiasi altro casertano, provo gratitudine verso questo uomo che ci ha insegnato ad amare il gioco più bello del mondo. Senza di lui, chissà quanti di noi avrebbero fatto altro nella vita. Per questo è speciale. Per questo lo amiamo. Obrigado Mao Santa.















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