Miracolosamente illesi

Le tribune del 'Desiderio' dopo l'irruzione dei teppisti
Le tribune del ‘Desiderio’ dopo l’irruzione dei teppisti

Mai avrei immaginato di trovarmi in una situazione del genere. Durante il commento di una partita essere travolti da teppisti a volto coperto con bastoni e catene è una scena che non si dimenticherà facilmente. Attimi di terrore, panico: giusto il tempo di afferrare la macchina fotografica e mi sono ritrovato miracolosamente fuori lo stadio mentre la guerriglia continuava sugli spalti. Sembrava un film, era la realtà. La triste realtà del calcio italiano che è vecchio marcio, putrefatto. Perché se non si riesce neppure a svolgere il proprio lavoro d’estate, sotto la pioggia, in un’amichevole, allora signori è meglio chiudere il sipario. Il lavoro del giornalista oggi vale pochissimo, quasi niente. Aggiungici la possibilità (concreta) di essere coinvolto in disordini perché la mamma degli imbecilli è sempre incinta e allora ti viene voglia di mollare e lasciare fare ai grandi soloni del calcio italiano. Qualche avvisaglia c’era stata venerdì quando una pattuglia di cinque-sei personaggi piuttosto equivoci si era presentato al ‘Desiderio’ di Pregiato per rendersi conto di quanti casertani fossero presenti. Oggi invece le cose sono andate in maniera totalmente differente: prima un urlo, poi è infuriata la battaglia. Dio ha voluto risparmiare me e gli altri cinque colleghi (casertani e non presenti) che ci siamo trovati nella mischia senza accorgersene. Nella concitazione attrezzature distrutte e migliaia di euro di danni che nessuno mai pagherà. Scene pazzesche che negli ultimi anni hanno già coinvolto la stampa casertana. Qualche mese fa toccò all’addetto stampa del Marcianise Paolo Rusciano essere aggredito a Taranto. Tre stagioni fa tre colleghi casertani rischiarono al vita a Brindisi in un incidente stradale perché inseguiti da pseudo-tifosi locali. Qualcuno dice che facciamo una gran bel mestiere. Sì, forse fino a qualche anno fa era proprio così. Oggi è diventato un mestiere pericoloso e mal pagato. Eravamo a Pregiato per la passione che ci lega all’informazione, eravamo in diretta video per trasmettere ai tifosi della Casertana le immagini dell’amichevole contro l’Equipe Campania. A circa quindici minuti dal triplice fischio ecco il finimondo. Le cose sarebbero potute andare a finire in modo completamente diverso e adesso al mio posto qualcuno doveva scrivere due righe di solidarietà nei confronti di colleghi malmenati. Ringraziamo il cielo di esserne usciti miracolosamente illesi. Sempre più convinto che il calcio è morto e sepolto.